L'INIZIATIVA

Anche i professionisti scendono in campo per salvare l’Arena

L’evento L’Arena vista dall’alto durante i Carmina Burana nel 2019Il progetto La campagna di sensibilizzazione è riuscita a coinvolgere molte imprese ma anche tanti ordini professionali e associazioni
L’evento L’Arena vista dall’alto durante i Carmina Burana nel 2019Il progetto La campagna di sensibilizzazione è riuscita a coinvolgere molte imprese ma anche tanti ordini professionali e associazioni

Cinquanta colonne sono già state virtualmente ricostruite grazie ai fondi messi a disposizione dalle imprese. L'obiettivo delle 67, per ricreare l'anello esterno dell'anfiteatro, quello distrutto dal terremoto del 1117 che risparmiò solo l'ala, è assolutamente alla portata. Ma la gara di solidarietà per l'anfiteatro lanciata da Fondazione Arena con il progetto «67 colonne per l'Arena», in collaborazione con il gruppo Athesis, non accenna a rallentare.Ieri, infatti, è stata la volta degli ordini professionali e delle associazioni di categoria, che hanno adottato colonne "speciali" per sostenere il monumento e il suo festival in virtù della sua centralità culturale ed economica per Verona, ma non solo.I novelli mecenati, presentati durante una diretta streaming dalla sovrintendente Cecilia Gasdia insieme al direttore generale Gianfranco De Cesaris e al vicedirettore artistico Stefano Trespidi, sono Apindustria Confimi Verona, Confartigianato Imprese Verona, Confcommercio Verona, Consiglio Notarile di Verona, Federalberghi Verona, Federfarma Verona, Ordine degli Avvocati di Verona, Ordine degli Ingegneri di Verona, Ordine dei Consulenti del Lavoro di Verona, Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, Ordine dei Farmacisti di Verona e provincia, Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Verona, i cui presidenti hanno confermato l'intento di partecipare alla raccolta promuovendo attivamente l'iniziativa tra i propri soci quando non anche, come i farmacisti, con la clientela.«Un coinvolgimento che è solo l'inizio di un percorso che va oltre al puro sostegno economico e che è nostro desiderio instaurare all'insegna dell'ascolto reciproco», ha spiegato De Cesaris annunciando l'avvio di una membership che, nelle intenzioni, si rinnoverà di anno in anno. «Se prima di noi c'era chi lamentava un territorio poco partecipe alle vicende dell'Arena, oggi sono sorpreso dalla forza dell'adesione raccolta sin qui».Un'adesione che chiama a raccolta anche i cittadini: «Chiunque può partecipare con donazioni anche piccole», ha ricordato Trespidi, «perché l'Arena ha bisogno di amici e del calore della città». E un'adesione che per il sindaco e presidente della Fondazione Arena, Federico Sboarina, considera addirittura «un dovere» per i veronesi, che hanno «la responsabilità di investire sull'Arena perché generi ricchezza. E mai come in quest'anno dal sapore post bellico ognuno di noi deve sentirsi corresponsabile di questo orgoglio, che genera un impatto sulla nostra città che non ha eguali».Quasi 600 milioni di euro, nel dettaglio, la ricaduta economica della stagione areniana sulla città nell'era pre-Covid. Un milione di spettatori accolti tra lirica e concerti solo nella stagione 2019. «Ma anche nel 2020 abbiamo venduto oltre 70mila biglietti, in un'Italia senza spettacoli», ricorda Sboarina. «Quest'anno abbiamo portato avanti una lunga battaglia per aumentare la capienza consentita e oggi siamo gli unici in Italia a poter ospitare seimila persone».Le quali, assicura Cecilia Gasdia, potranno godere di una stagione lirica «con tutte e 42 le serate e tutti i cast previsti, rivista solo negli allestimenti, ridimensionati a causa delle norme di distanziamento sociale». A garantire la spettacolarità ci saranno però «400 metri quadrati di ledwall, oltre a una parte architettonica che cambierà ad ogni titolo in cartellone»: Aida, Nabucco, Traviata, Cavalleria Rusticana-Pagliacci, a cui darà il "la" il concerto per il 150esimo anniversario dell'Aida di Verdi, diretto dal maestro Riccardo Muti, che torna in Arena dopo oltre 40 anni. «E finalmente entrammo a riveder le stelle, quelle in cielo e quelle sul palcoscenico», ha concluso la sovrintendente parafrasando Dante.E proprio dai versi di Dante riletti da Aldo Cazzullo, inviato e editorialista del «Corriere della Sera» invitato dalla Fondazione come testimonial dell'iniziativa, è arrivato il migliore augurio per la ripartenza: «Anche Dante mette in scena una pandemia: nell'ultima bolgia dell'ottavo cerchio i falsari sono puniti infatti con una malattia infettiva che li prostra. E ai tempi del poeta le pandemie erano un'abitudine: la generazione dopo la sua fu decimata dalla peste nera, ma poi arrivò il Rinascimento. Ce l'abbiamo sempre fatta, ce la faremo ancora. Come? Recuperando il gusto del lavorare insieme, dello stare insieme nelle piazze, nei luoghi di spettacolo. In questo calore e nelle relazioni umane c'è la bellezza di essere italiani».

Elisa Pasetto

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