67 colonne per l'Arena, «Già raccolto un milione e mezzo di euro»

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Arena, 67 colonne

«L’opera lirica non è affatto un mondo chiuso: la adorano milioni di spettatori nel mondo, decine di star del pop e del rock che la inseriscono nel loro repertorio, persino la colonna sonora di “Guerre stellari” è tratta dal tema della “Manon Lescaut” di Puccini. Il mondo, insomma, adora l’opera, dagli Stati Uniti al Giappone. Là il cento per cento dei teatri è privato. In Italia in questo senso siamo un fanalino di coda, ma ci stiamo riprendendo. E il progetto “67 colonne per l’Arena” ne è un ottimo esempio». È raggiante la sovrintendente della Fondazione Arena, Cecilia Gasdia, quando annuncia a Verona e all’Italia tutta che il progetto di fundraising ideato dall’ente per sostenere l’anfiteatro e il suo festival - un nuovo modello di raccolta fondi che si affianca a quello tradizionale della sponsorizzazione - ha raggiunto con largo anticipo rispetto alla data prevista (l’inizio del prossimo festival areniano, il 19 giugno) l’obiettivo del milione di euro e mezzo.

E lo annuncia a una platea di imprenditori - i volti di quelle 67 colonne che virtualmente rappresentano i pilastri mancanti, quelli della cinta esterna distrutta dal violento terremoto del 1117 – sistemati nella “buca” dell’orchestra. Una posizione che ricorda quella del coro nel teatro greco. «Il coro, allora, era formato da cittadini che cantano all’unisono», ricorda Gasdia. «Proprio quello che, in un certo senso, accade anche qui stasera in Arena».

I 67 imprenditori invitati a una sorta di “anteprima” della ripartenza ufficiale del festival sono infatti coloro che hanno risposto alla chiamata della Fondazione Arena che, prima fa i grandi teatri italiani, ha ideato questo progetto di membership per ricostruire idealmente l’anfiteatro, «patrimonio collettivo di identità e di valori, oltre che portatore, grazie al suo festival, di un indotto di oltre 500 milioni di euro», spiega il direttore generale Gianfranco de Cesaris, ancora colpito dalla sensibilità dimostrata dall’unione di queste 67 coraggiose aziende. «E non si tratta di una semplice raccolta fondi», aggiunge, «ma di creare un rapporto differente con le imprese coinvolte, in una condivisione di obiettivi e di strategie».

 

L’orizzonte del progetto, infatti, è ampio e comprende almeno i prossimi cinque anni. «È stato voluto proprio per guardare al futuro e puntare a migliorare alcuni punti», sottolinea il direttore generale, «dall’accoglienza business in Arena, per esempio, all’internazionalità delle 50 serate del festival, che può ancora crescere». Magari, perché no, con tanti altri mecenati. Il primo, ricorda la sovrintendente, era Mecenate con la M maiuscola, il consigliere “illuminato” dell’imperatore romano Augusto, nonché protettore di una generazione di poeti che comprendeva il grande Virgilio. Dopo di lui tanti altri, da Cosimo a Lorenzo de’ Medici. «Voi siete le 67 colonne della comunità e della cultura di oggi», ha chiosato Gasdia, «e vi ringrazio come veronese, come artista e come sovrintendente». I mecenati di domani, invece, saranno gli imprenditori che sono già in lista d’attesa per partecipare al progetto nel 2022 «perché queste 67 colonne», la conferma di De Cesaris, «sono andate letteralmente a ruba». .

Elisa Pasetto

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