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I PIÙ DEBOLI. Molti in vacanza dai nonni nei borghi lasciati dai più giovani. Panico e ansia le patologie su cui intervenire

Tanti piccoli Omran, come in guerra
Il destino dei bambini sotto le macerie

Un bimbo tratto in salvo, ma molte sono state le piccole vittime
Un bimbo tratto in salvo, ma molte sono state le piccole vittime
Un bimbo tratto in salvo, ma molte sono state le piccole vittime
Un bimbo tratto in salvo, ma molte sono state le piccole vittime

ROMA

Tanti piccoli Omran in «guerra». Contro la forza della natura. Come in un bombardamento le macerie hanno inghiottito decine di vite, tra cui quelle di tanti bambini, che sono stati sentiti urlare e piangere sotto i detriti, ricoperti di polvere proprio come nelle immagini delle guerre in Medio Oriente. Anche qui ora, tra Marche, Lazio e Umbria, terre ben più sicure, ci sono tanti piccoli bambini, come quello di Aleppo la cui foto ha fatto il giro del mondo. I bimbi del sisma, però, erano fino a ieri figli e nipoti felici, molti in vacanza dai nonni nei borghi lasciati dai più giovani in cerca di opportunità nelle città, soprattutto a Roma. È in questi luoghi che da martedì notte si dipana la Spoon river dei piccoli. C’è Marisol Piermarini, di 18 mesi, morta ad Arquata del Tronto nel crollo della casa dove si trovava con il papà Massimiliano e la mamma Martina Turco, scampata al sisma dell’Aquila. Ci sono un bimbo di 8 mesi, la vittima più piccola, il fratello di 8 anni che se ne vanno via insieme per sempre ad Accumoli, e un bimbo di 4 anni, che ha trovato la morte ad Amatrice. E sempre qui si è compiuto il destino di due gemelli di 7 anni, Simone e Andrea.

Ce l’hanno fatta invece a Pescara del Tronto Leone, 6 anni, e il fratello Samuele, 4, sopravvissuti grazie alla nonna che li ha fatti infilare sotto il letto. Sempre nello stesso pesino viva anche la bimba di 10 anni rimasta intrappolata sotto le macerie per 15 ore. Sono proprio i bimbi, i più a rischio per traumi psicologici. Per il presidente della Società Italiana di Psicologia dell’Emergenza, Cristiana Dentone, «i più deboli sono loro ma bisogna fare attenzione anche agli anziani e ai malati cronici». All’inizio i bambini, ha spiegato l’esperta, si cerca sempre di lasciarli in sicurezza con parenti. «Un assetto differente nasce quando poi verranno istituite le tendopoli, in quel caso vengono attuati interventi specifici con la finalità di rielaborare il vissuto traumatico per contenerne la sintomatologia.

«Sono programmi che è importante iniziare il prima possibile», ha aggiunto Dentone. «Nei bimbi il sentimento prevalente ora è l’ansia, con il rischio di attacchi di panico, ma c’è anche rabbia, si tende a pensare perché proprio a me», ha concluso, «e un intervento precoce è la chiave per evitare il cristallizzarsi delle sintomatologie».

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