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Simone e Andrea,
sette anni: Amatrice
piange i gemellini

di Luca Prosperi
L’ora del sisma sull’orologioAbitanti di Amatrice tra le macerie delle case
L’ora del sisma sull’orologioAbitanti di Amatrice tra le macerie delle case
La distruzione e i soccorsi

Luca Prosperi

AMATRICE

Amatrice distrutta dal terremoto piange soprattutto due gemellini, Simone e Andrea, scomparsi a soli sette anni sotto le macerie, inghiottiti nel sonno dal sisma. Hanno provato a salvare Simone, inutilmente, con un massaggio cardiaco; Andrea lo hanno raccolto in un piccolo sacco bianco nello strazio degli zii presenti al posto dei genitori, ricoverati in ospedale ma vivi, senza poter provare né gioia né sollievo per essere scampati.

Ma Simone e Andrea sono solo il simbolo della tragedia che ha di fatto inghiottito il paese. Amatrice piange 112 morti: cento i dispersi, mille gli sfollati. La famiglia distrutta del poliziotto Ezio schiacciato dalla casa con i figli. Perde il figlio Marco di 28 anni anche il questore di Frosinone Santarelli, originario del centro reatino. Le tre suore con le quattro ospiti dell’ospizio a cui sono crollati due piani sulla testa, ancora non si aggiungono alla decina di cadaveri che verranno via via deposti nelle due zone distinte a nord e sud delle macerie del centro storico.

E chissà quando verrà il turno di Sultana e Hohmed, due ragazze afgane finite stritolate in una casa quasi impossibile da soccorrere, visto che è in un punto pericoloso. I loro corpi sono rimasti là ieri notte, i loro amici afgani rifugiati le hanno cercate e uno di loro si è messo a scavare con le mani. Solo che lo hanno preso per uno sciacallo e arrestato. Poi gli hanno chiesto scusa. Dolori che si intrecciano con l’amara gioia dei sopravvissuti: i soccorritori ne hanno estratti dalle macerie tanti, Yuri dopo nove ore, Vinicio, gambe fratturate, sepolto dalle macerie per 12 ore, Irina e Natale. E mentre Nazareno salva «solo» sei dei suoi otto segugi, Rubia e Arno sono morti tra le macerie, mentre arriva Padre Bogdan, pastore ortodosso da Fermo per i suoi 77 romeni residenti ad Amatrice.

Ma Amatrice e il suo centro storico non esistono più. Tagliata in due a metà corso da una collina di sassi, mattoni, tegole, mobili e vestiti, che una volta erano banche, case, negozi, chiese.

Corso Roma, la via principale di Amatrice, ha un fronte che la taglia a metà fatto da una collina di macerie, gran parte frutto del palazzo del Comune che è venuto giù tutto intero. Non che il Comune sia inagibile, come l’ospedale o la stazione dei carabinieri. Semplicemente non esiste più. Non c’è una casa del centro storico che non sia da abbattere o pericolante se ad atterrarla non ci ha già pensato il terremoto. È crollato lo storico Hotel Roma, c’erano 80 ospiti, specie dalla capitale, per la stagione estiva e per le sagre. Se fosse confermato il timore di decine di vittime, il bilancio del borgo reatino salirebbe ben oltre i 100 morti, facendo del paese ancor più il simbolo drammatico del terremoto.

Anche le parallele ai lati del corso sono nelle stesse condizioni: impraticabili per crollo totale. Il lavoro dei soccorsi è partito dopo poco meno di un’ora dalle 3,36, lo ha ammesso anche il sindaco, e all’alba tutti i fronti erano predisposti: vigili, forestali, volontari, a mani nude, con pale, corde e picconi.

Per il sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, questa volta lo Stato ha funzionato considerando tutte le difficoltà della geografia del territorio. Ma il sindaco avrà anche parole di elogio per i media, per la tempestività delle informazioni tragiche che hanno messo a disposizione dell’opinione pubblica che ha così accelerato la messa in moto della macchina della protezione civile.

CITTÀ PIENA. Quale che sia la contabilità dei morti, Amatrice la scorsa settimana, quella del Ferragosto, era strapiena, più di ora, e più di uno ha parlato di strage mancata. Ma se questa tragedia fosse accaduta domenica prossima quando sarebbe stata prevista la sagra cult degli spaghetti all’Amatriciana, sarebbe stato comunque peggio. Chi si è salvato ha parlato di un vero blitz del sisma, una scossa lampo: «Dieci secondi e tutto giù per terra», ha detto Marco. «Faceva su e giù in modo secco, non dondolava, sussultava», ha spiegato Don Fabio. E ci sono state vittime anche nei palazzi più recenti, come a Piazza Sagnotti, e si parla di case degli anni ’60-’70, costruite con criteri moderni. Quelle antisismiche più recenti però hanno resistito, ma quelle rimasti in piedi non sono della storia secolare di Amatrice.

«Quando ho visto che la storica porta di Amatrice era andata giù, ho capito il dramma», ha detto il sindaco Pirozzi: «Il paese non esiste più ma risorgeremo. Il difficile sarà riparare la contabilità dei morti e dei danni, svuotare le macerie, evitando gli errori fatti all’Aquila, 30-40 chilometri in linea d’aria, l’altra grande tradita dalla terra quasi sette anni fa».

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