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Tragedia nelle Marche

Scampata a L’Aquila
perde la figlia
a Pescara del Tronto

Un’immagine di Marisol tratta dal profilo Facebook del padreUn uomo  trasportato in barella ad Arquata del Tronto
Un’immagine di Marisol tratta dal profilo Facebook del padreUn uomo trasportato in barella ad Arquata del Tronto
Un’immagine di Marisol tratta dal profilo Facebook del padreUn uomo  trasportato in barella ad Arquata del Tronto
Un’immagine di Marisol tratta dal profilo Facebook del padreUn uomo trasportato in barella ad Arquata del Tronto

Dormiva nel suo lettino nella casa delle vacanze ad Arquata del Tronto, ma il terremoto l’ha portata via. Marisol Piermarini aveva solo 18 mesi. È morta ieri notte nel crollo della casa dove si trovava insieme al papà Massimiliano e alla mamma Martina Turco, una giovane scampata al terremoto dell’Aquila, la sua città, nel 2009.

La donna aveva deciso di trasferirsi ad Ascoli dopo quella terribile esperienza, ma un altro terremoto le ha strappato la figlioletta. Martina è ricoverata all’ospedale regionale Torrette di Ancona, dove è stata sottoposta a esami diagnostici approfonditi per scongiurare gravi conseguenze per essere rimasta a lungo sepolta sotto le macerie. Il compagno Massimiliano è ricoverato all’ospedale Mazzoni di Ascoli per le ferite in varie parti del corpo, ma non è in pericolo di vita.

Due bimbi sono sopravvissuti grazie alla prontezza di riflessi della nonna Vitaliana, che è stata tratta in salvo solo qualche ora dopo e successivamente ricoverata in ospedale. Quando la terra ha iniziato a tremare li ha infilati con lei sotto il letto proteggendoli con il proprio corpo. Anche lei grazie alla corsa contro il tempo dei soccorritori è riuscita a salvarsi. Non così il nonno Vito che non ce l’ha fatta. Quel nonno tanto amato da Leone e Samuele che i soccorritori hanno cercato disperatamente sotto le macerie per ore e ore.

Arquata con la sua frazione di Pescara del Tronto, paesi da poche migliaia di abitanti, rischiano di essere le città martiri di questo sisma. Il bilancio ieri era già di 53 morti, secondo il sindaco, Aleandro Petrucci, con sette vittime ad Arquata, tre in un’altra frazione vicina e 43 a Pescara del Tronto. I feriti sono un centinaio. Diversi sono in gravi condizioni.I soccorritori hanno continuato a scavare tra le macerie anche nel buio pesto (il paese è senza elettricità), aiutati dai fari allestiti dall’esercito: il numero dei dispersi è alto e incerto e per loro ogni ora può fare la differenza tra la vita e la morte.

POCHE SPERANZE. Ma la speranza di trovare sopravvissuti si affievolisce con il passare delle ore. «Da mezzogiorno troviamo solo cadaveri», dice un ragazzo della protezione civile esausto. «Qui è peggio dell’Aquila», sussurra un altro volontario attonito. È un reduce del sisma che ha devastato il capoluogo abruzzese. «Provo un grande dolore, Pescara del Tronto non c’è più». Ed è vero: Pescara del Tronto è stata spazzata via. Le strade sembrano essere esplose. Enormi crepe segnano l’asfalto. Ovunque i segni della distruzione, con i detriti delle case sbriciolate mescolati a carcasse d’auto, vetri, brandelli di vite perdute. Nessuno sa con precisione quanti siano i dispersi. Il paese conta d’inverno un centinaio di persone. Ma d’estate si popola, soprattutto di romani. Le utenze telefoniche ed elettriche sono 200. «Se fosse successo a ferragosto sarebbe stato un massacro», spiega un giovane, «il paese era pieno». In tanti potrebbero essere arrivati per la festa della Spelonga, molto sentita da queste parti.

«Qui non c’è più niente. Solo macerie. Sembra un bombardamento». Chi è sopravvissuto al sisma che ha quasi raso al suolo Arquata e Pescara del Tronto, e danneggiato una ventina di altri centri montani, lo ripete tra le lacrime. «Siamo vivi. Questo è tutto?» ripete Cristina, titolare dell’Hotel Regina, alle porte del paese. «La casa, l’albergo e il resto di Arquata sono completamente danneggiati», riesce a dire con gli occhi gonfi di lacrime. Lei, i suoi bambini, una coppia di amici ospiti nella sua abitazione e i clienti sono scappati subito dopo la scossa che ha devastato il territorio. In un pulmino e in un’auto le coperte e i cuscini che hanno permesso di superare la notte. Una bambina di 10 anni, Giorgia, è stata estratta dalle macerie dopo 16 ore, con un boato di gioia, ed è in buone condizioni. Ma la sua sorellina, estratta con lei, era già deceduta: i due volti della tragedia.

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