Verona vista dal poeta

Dante tra chiese e mura

Dante a Verona vide la corsa equestre del Palio del Drappo verde ricordato nel Canto XV dell'Inferno
Dante a Verona vide la corsa equestre del Palio del Drappo verde ricordato nel Canto XV dell'Inferno
Dante a Verona vide la corsa equestre del Palio del Drappo verde ricordato nel Canto XV dell'Inferno
Dante a Verona vide la corsa equestre del Palio del Drappo verde ricordato nel Canto XV dell'Inferno

Quale Verona ha visto Dante durante gli anni dei due soggiorni in città, esule dalla sua Firenze e ospite degli Scaligeri? Concludiamo il percorso con la terza puntata nella Verona del Trecento, che dopo i palazzi del potere, le piazze e le manifestazioni come il Palio del Drappo verde, prosegue tra chiese e mura. E sembra davvero un'altra città rispetto a quella che conosciamo oggi.

LE CHIESE Tantissime le chiese di questa Verona dantesca: entro la cerchia di Cangrande, ben 97 tra parrocchiali e conventuali, tra grandi e piccole. I vecchi conventi si svilupparono, però fuori, delle mura. In una città di questo tipo il luogo che gli Scaligeri scelsero per le loro abitazioni non poteva che essere quello a fianco di piazza Erbe, il cuore politico e commerciale.Il sommo poeta non ha visto la basilica di Santa Anastasia come è oggi: era allora in costruzione e le mura perimetrali potevano aver raggiunto appena la metà dell'altezza prevista. Anche il campanile, come lo ammiriamo noi è della fine del Trecento, più tardo dei tempi di Dante.A fianco, sorgeva il palazzo dell'Aquila, un altro edificio scaligero: oggi vi è, completamente rifatto, l'hotel Due Torri. E lì vicino, dove oggi c'è il palazzo Forti, vi era la reggia di Ezzelino ma non sappiamo che cosa era rimasto quando il poeta era a Verona.Anche la chiesa superiore di San Fermo era in costruzione, mentre Dante probabilmente visitò quella inferiore: vi erano allora i francescani e l'Alighieri fu molto legato a questo ordine religioso: alcuni storici lo ritengono un terziario francescano. In costruzione anche la chiesa di Santa Eufemia, sorta grazie a lasciti di Alberto I (sarà ultimata solo nel 1331, dopo la morte sia di Dante che di Cangrande) mentre quella di Santa Maria della Scala non c'era ancora: sorse per un voto di Cangrande, fatto nel 1324, dunque dopo la morte del poeta. A Sant'Eufemia, vi era il convento degli agostiniani che l'Alighieri frequentò probabilmente per approfondire le complesse questioni teologiche presenti in molti versi del Paradiso.

SAN ZENO Uscendo da Porta Borsari, per andare alla basilica di San Zeno, vi erano altre chiese (le più belle, Santi apostoli e San Lorenzo), poi, proseguendo, non vi era Castelvecchio che sarà costruito nel 1354, da Cangrande II ma la chiesa di San Martino, la porta del Morbio (sopraelevata nel 1300 da Alberto I, poi inserita nel complesso di Castelvecchio) e l'arco dei Gavi, allora detta porta San Zeno.Era al centro della strada, prima di girare verso la regasta della Beverara, voluta sempre da Alberto I.Ai tempi di Dante, l'abazia di San Zeno e la basilica erano fuori della città: sarà Cangrande a inglobarle dentro le sue mura. La facciata di San Zeno, allora, era come quella che ammiriamo oggi: aveva i bassorilievi e il portale con le formelle, che potrebbero aver ispirato Dante. Come non pensare ai versi danteschi del canto XIII dell'Inferno per il bassorilievo con la caccia infernale di Teodorico? O, guardando il rosone con la ruota della fortuna, ai versi sulla fortuna del canto VII sempre dell'Inferno?Sul portale, la sesta formella dall'alto nella prima fila a sinistra, potrebbe aver suggerito la descrizione della città di Dite nel canto VIII dell'Inferno con diavoli e dannati a testa in giù dentro mura con torri. L'argomento meriterebbe studi accurati.Inoltre, nel chiostro vicino al sacello di San Benedetto vi è la tomba di Giuseppe della Scala, il figlio illegittimo di Albreto I, fatto diventare abate dal padre, a cui Dante ha rivolto i terribili versi del XVIII canto del Purgatorio: mal del corpo intero, / e de la mente peggio, e che mal nacque. Il poeta condanna sia la scelta del padre di farlo abate, sia il comportamento del figlio. Giuseppe morirà nel 1313: l'Alighieri, nel suo secondo soggiorno veronese, può aver visto la sua tomba.

LE MURA La Verona di Dante era una città che si mostrava chiusa all'esterno dalle mura comunali, (un tratto c'è ancora a fianco del Municipio e in via Pallone), protetta di notte dalle ronde. L'Adige la avvolgeva entro l'ansa e a sud, con un suo ramo artificiale, l'Adigetto, difeso da mura, che dall'attuale zona di Castelvecchio arrivava all'odierno ponte Aleardi. E così la città sembrava un'isola.Queste mura comunali erano state rinnovate da Ezzelino da Romano e rafforzate, a fine Duecento, nella parte di sud est, da Alberto I della Scala. Solo dopo, quando l'Alighieri non sarà più a Verona, a partire dal 1321, Cangrande inizierà la grande costruzione delle sue mura che ingloberanno i nuovi quartieri: quello attorno alla basilica di San Zeno e quello di Santo Spirito.Ma è molto interessante ricordare, in sintesi, quanto ha scritto Vittorio Filippini, cinquant'anni fa in occasione del settimo centenario della nascita del poeta: a Dante, per quanto riguarda la sua struttura urbanistica, Verona apparve una città dall'impianto classico, anche se vi erano molte torri delle famiglie nobili e si andavano costruendo torri fortificatorie nelle mura. Mentre, nel medioevo, sono noti gli atterramenti delle case delle famiglie nemiche, con Cangrande i cittadini vengono esonerati dal pagare i tributi se costruiscono edifici di una certa entità.Peraltro, ai tempi di Dante, viene abbandonato il tipo della casa-torre (a Verona ve ne sarebbero state 700) e lo si sostituisce con il palazzo padronale su due o tre piani intorno a un cortile o giardino con magazzini sulla strada. Un esempio è la cosiddetta Casa di Romeo. Questa significativa trasformazione architettonica era già in atto ai primi del Trecento.IL PALIOUna recente lapide ricorda, nei pressi di porta Borsari, il palio del drappo verde, citato da Dante nel canto XV dell'Inferno, a proposito del suo maestro Brunetto Latini. Il poeta l'ha certamente visto, probabilmente il 15 febbraio 1304. Il tracciato prendeva il via dal sobborgo di Tomba (più tardi da quello di Santa Lucia) e si snodava lungo le mura di Verona e per la spianata, a sud della città. Il tracciato rientrava in città sotto l'Arco dei Gavi, percorrendo il corso fino alla piazza dove fu costruita la chiesa di Santa Anastasia: qui era posto l'arrivo del palio.Giovanni Solinas, però, nel ricostruire la storia del palio sostiene che la corsa, fino al Quattrocento, si teneva la prima settimana di maggio e seguiva un percorso diverso: dalla porta di Santa Croce (oggi in Basso Acquar) si estendeva fino a Tomba. Venne poi compreso un tratto interno, ma a ponte Rofiol, oggi in via del Pontiere. Comunque, Dante, ovunque si svolgesse, ne fu spettatore.

© RIPRODUZIONE RISERVATA (fine- le puntate precedenti sono state pubblicate il 7 e il 14 febbraio)

Emma Cerpelloni

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