La mostra

Dante, il ritorno dei canti di Mazur

Michael Mazur
Michael Mazur
Michael Mazur
Michael Mazur

«Un'amica in Italia mi contattò; aveva mostrato il libro a un curatore di Verona. Il Museo di Castelvecchio era interessato a mettere in mostra un mio lavoro originale nel Duemila per settecentesimo anniversario della Commedia di Dante. Le ho risposto che stavo pensando di realizzare un portfolio di incisioni. Lei mi rispose: "Puoi averlo pronto per il prossimo anno?". Ho accettato. In una serata memorabile a Verona, sotto un cielo stellato, Robert Pinsky lesse dalle sue traduzioni nel cortile del bellissimo Museo di Carlo Scarpa. Avevo raggiunto la cima, no?».

Le 41 incisioni che l'artista americano Michael Mazur (1935 - 2009) produsse ispirandosi ai canti dell'Inferno tornano nel Castello scaligero a vent'anni dalla prima esposizione: nel Duemila fu l'artista stesso, incisore tra i maggiori del Novecento, a donarle alla città di Verona come ringraziamento per avergli offerto l'occasione di esporre per la prima volta in Europa. Le opere sono state recuperate dagli archivi del Gabinetto Disegni e Stampe di Castelvecchio e sistemate nelle teche originali disegnate da Carlo Scarpa, per dare vita al progetto espositivo «Dante negli archivi. L'inferno di Mazur» con il quale i nostri Musei civici inaugurano la serie delle grandi mostre italiane dedicate al settimo centenario dantesco. L'esposizione è curata da Francesca Rossi, Daniela Brunelli e Donatella Boni e allestita nella sala Boggian di Castelvecchio. Doveva aprire lunedì 8 marzo ma il Veneto torna in fascia arancione e i luoghi culturali chiudono. Quando si potrà riaprire, la mostra proseguirà fino al 3 ottobre, come parte integrante del più ampio progetto «Dante e la sua eredità 1321 - 2021».

Si tratta di una sequenza di opere di forte impatto che illustra il viaggio di Dante da un punto di vista nuovo: Mazur descrive in prima persona la discesa nei gironi infernali, senza la tradizionale raffigurazione di Virgilio come guida. L'incisore la creò ricorrendo alla tecnica del monotipo, dell'acquaforte e dell'acquatinta per comporre il libro d'artista Etchings. L'Inferno. Dante, stampato in tiratura limitata di 50 copie grazie alla collaborazione con il maestro tipografo Robert Townsend. Fin dalla giovane età le terzine dantesche avevano acceso in Mazur il sogno di oltrepassare il concetto di «illustrazione del testo» con immagini che fossero, piuttosto, una traduzione del testo; non è un caso che alle incisioni siano accostate delle tavole con brani della traduzione inglese dell'«Inferno» realizzata dal poeta americano Robert Pinsky, suo grande amico, che all'inizio degli anni Novanta del Novecento aveva iniziato ad affiancarlo per realizzare insieme la prima parte del corpus grafico in mostra oggi. L'esposizione è stata tenuta a battesimo ieri dal sindaco Federico Sboarina insieme all'assessore alla Cultura Francesca Briani e alle curatrici, che hanno accompagnato i primi visitatori alla scoperta del progetto grafico.

Rispetto alla versione del Duemila sono stati aggiunti l'esemplare del portfolio contrassegnato come «Artist's proof set for Castelvecchio», anch'esso donato dall'artista, e una serie di documenti d'archivio tra cui uno autografo di Mazur, indirizzato all'allestitrice di allora, Alba Di Lieto, in cui definì il suo imminente arrivo a Verona «un sogno che va a compimento». La mostra è anche accompagnata da un video di Mazur e lo stampatore Townsend in laboratorio, intenti a produrre le acqueforti, con alcuni spezzoni del film muto «L'Inferno» del 1911 accompagnati dalla voce di Vittorio Sermonti recitante le terzine dantesche. «Un secolo fa Verona non era tra le città dantesche. Oggi, con grande orgoglio, ristabiliamo il ruolo che la terra scaligera ebbe nella vita del Sommo Poeta. La speranza è che ogni veronese si lasci coinvolgere dalle numerose proposte e che questo anno dantesco possa essere un evento indimenticabile per tanti italiani», sottolinea il primo cittadino.

Laura Perina

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