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Da Malaga appello dell'attore
Chicano: «Quédate en casa»

di Michela Pezzani
Le strade di Malaga deserte
Le strade di Malaga deserte
Eugenio Chicano da Malaga

«Restate in casa. Io resto a casa. Restiamo in casa. Da noi si dice Quédate en casa». È l'appello da Malaga, sua città natale, dell'attore spagnolo Eugenio Chicano, cresciuto a Verona. Dopo molti anni trascorsi nella nostra città dove ha lavorato sia nel mondo della grafica che nel teatro con la compagnia Punto in Movimento, Chicano, figlio del celebre pittore spagnolo recentemente scomparso, è tornato a vivere a Malaga, città delle origini, oggi con le strade deserte poiché la gente è tutta in casa a causa del Coronavirus che oltretutto, come riportano i media iberici, dice Chicano, è la città dell'Andalusia più colpita dalla pandemia.

 

Dal suo domicilio Chicano racconta: «Qui nella Costa del Sol il sole non brilla da giorni, il cielo è cupo e si fonde al silenzio e al vuoto ovunque. Trovo importante che due popoli come Italia e Spagna, entrambi in stato d’allarme, si facciano reciprocamente coraggio. Quando mi chiedono “ti senti più spagnolo o italiano?” rispondo tutte e due, ne vado orgoglioso e ringrazio Verona per quello ha regalato alla mia vita». «Qui piangiamo migliaia di cittadini spagnoli che non ci sono più, tra cui Lucia Bosè», prosegue Chicano omaggiando l'artista italiana di adozione spagnola mancata nei giorni scorsi a Segovia all'età di 89 anni per Coronavirus, e ce la restituisce giovane sposa attraverso aneddoti familiari.

 

«Quando si parla di lei qui si dice "la nostra e vostra Lucia Bosè", infatti così è sempre stata considerata», confida. «Mia madre a ventidue anni frequentava Via Veneto, nel 1959, e i suoi racconti mi hanno sempre trasportato in quella Roma ritratta nei fotogrammi di La Dolce Vita di Federico Fellini quando in una delle tante serate di gala, invitata quale figlia dell’Ambasciatore del Venezuela, ebbe modo di conoscere una giovane Miss Italia e attrice, in mezzo ai molti personaggi del cinema internazionale che passavano da Cinecittà.

 

Era lei, Lucia Bosè. Mio padre, invece, nel 1965 visse un anno a Roma e conobbe, in esilio, Rafael Alberti. Si frequentavano spesso nella casa del poeta in via Garibaldi, a Trastevere e si sentivano con Pablo Picasso e il torero Luis Miguel Dominguin, già a quel tempo marito di Lucia Bosè e padre di Miguel, di cui Pablo era padrino. Nella Spagna di Franco era difficile riunirsi e perciò anche di una telefonata all’estero si poteva andare fieri». Eugenio «Frank» Chicano è anche regista di produzioni culturali, art-director di progetti, formatore nei laboratori di «filialespaña» ed è sempre vissuto con la famiglia a contatto con grandi nomi della cultura mondiale.

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