Via libera al «diritto di riparabilità»

Il diritto di riparazione al momento non riguarda i computer
Il diritto di riparazione al momento non riguarda i computer

A sostegno dell’economia circolare il Parlamento europeo ha stabilito che da questo mese i consumatori abbiano il diritto di chiedere la riparazione di alcuni elettrodomestici e beni elettronici. Infatti il Regolamento Ue 2021/341 della Commissione europea ha stabilito che taluni prodotti dell’elettronica vengano progettati in maniera ecocompatibile e quindi sia ammessa la loro riparazione. Nello specifico si parla di server e unità di archiviazione dati, motori elettrici e variatori di velocità, apparecchi di refrigerazione, sorgenti di luce e unità di alimentazione separate, display elettronici tra cui tele visori, lavastoviglie, lavatrici, lavasciuga e distributori automatici. La Commissione ha quindi evidenziato che «i fabbricanti o gli importatori saranno ora obbligati a mettere a disposizione dei riparatori professionisti una serie di pezzi essenziali (motori e spazzole per motori, pompe, ammortizzatori e molle, cestelli di lavaggio ecc.) per almeno 7-10 anni dall’immissione sul mercato dell’Ue dell’ultima unità di un modello». Inoltre l’obbligo di rendere disponibili anche i manuali tecnici dei vari prodotti aiuterà i riparatori negli interventi a cui peraltro si possono dedicare anche i singoli con il fai-da-te, posto che, anche a loro favore, sono previste norme che ne agevolano gli interventi di riparazione in autonomia. Ma i riparatori amatoriali non hanno il diritto di ricevere le istruzioni di riparazione e i ricambi come invece i professionisti. Per quest’ultimi, inoltre, i pezzi per la riparazione dovranno essere messi a disposizione dai produttori anche dopo il ritiro del prodotto dal mercato. E i tempi di consegna non dovrà superare i 15 giorni lavoratori dall’ordine. Il diritto alla riparazione riguarda pertanto un buon numero di beni ma purtroppo non concerne, almeno per ora, gli smartphone e i personal computer portatili. Forse sul punto si poteva fare di più, posto che soprattutto i telefoni cellulari sono diffusissimi e frequentemente rimpiazzati non solo per questioni voluttuarie ma anche perché la riparazione è antieconomica. Un’altra criticità della normativa recentemente introdotta è che il diritto alla riparazione non riguarda gli aggiornamenti software che, così come sono oggi realizzati i prodotti elettronici, possono compromettere l’operatività dell’elettrodomestico. Che cosa succederà infatti se una lavatrice diventa obsoleta a causa del programma informatico che ne gestisce il funzionamento? Ancora, i 15 giorni lavorativi quale termine massimo per ricevere il ricambio possono sembrare pochi ma se è rotto il frigorifero diventa un tempo considerevole. Certamente è un termine massimo ma che in linea generale potrebbe pregiudicare la tempestività dell’intervento. Certo, ci sono delle migliorie da apportare alla nuova regolamentazione europea ma quest’ultima sicuramente è un primo passo concreto verso quel pieno diritto alla riparazione che è anche una specifica tutela per l’ambiente.