Quei ragazzi da ascoltare

Ho seguito, in questi giorni, le notizie relative alle varie scorribande delle baby-gang in giro per la nostra città. Io sono un sacerdote e, da alcuni anni, svolgo il mio ministero di parroco nel quartiere di Borgo Roma. Anche qui ci sono ragazzi a disagio, ragazzi che combinano guai. È successo in Chiesa più volte... Non danni eccessivamente rilevanti, ma qualche dispetto. È successo all’esterno della Chiesa e nel piazzale, talvolta con qualche danno in più. Qualcuno dei ragazzi di queste bande, che ben conosco, è stato fermato in centro nei mesi scorsi, assieme ad altri facinorosi, di cui poi si è scritto sui giornali. Conosco bene quello che fanno, ma soprattutto conosco bene i loro volti, i loro nomi, le loro storie. Mi piace parlare con loro, ascoltarli, sopportare talvolta anche un linguaggio non certo da sacrestia, pur di comprendere ciò che c’è nel loro cuore. E tutti raccontano di non accoglienza, di famiglie fragili, di vissuto di marginalità. Parlano di una scuola che arranca nell’approcciarsi ad un dialogo con loro sempre più difficile. Sono sfuggenti a qualunque autorità, non all’affetto sincero. Non ti parlano, se non ti metti in ascolto come e dove loro vogliono. È difficile anche per me, non ho ricette preconfezionate. Eppure credo che solo dall’ascolto vero delle loro storie, dall’accoglienza delle loro vite imperfette, dall’amore sincero per ognuno di loro, si potrà arrivare ad una integrazione... e forse a scoprire la ricchezza di questi ragazzi. Nella violenza in fondo manifestano un bisogno grande di visibilità. Quando ho chiesto loro aiuto per qualche lavoro, dove c’era da mettere in campo la forza, ho sempre ricevuto piena disponibilità e totale assenso! Se sono valorizzati, danno un aiuto incondizionato e gratuito. Se lasciati soli, rovinano tutto. Sarebbe bello riflettere su tutti questi temi non solo su di loro, ma con loro. VERONA

Don Andrea Ronconi