Come si cucina a distanza?

Piacerebbe sapere dai sostenitori dello smart working e della «scuola a distanza» come pensano si dovrebbe insegnare in un istituto tecnico industriale, con le sue officine, in un istituto alberghiero, con le sue cucine e sale in cui servire, in un istituto di tecniche biologiche, dove bisogna manipolare testare e verificare miscele trattate in provetta, o ancora in un istituto d’arte o musica: come preparare una rappresentazione teatrale o una sinfonia senza compresenza? Come correggere il tocco di pennello di un allievo senza presenza? Lo stesso vale per le università, dove si prepara il futuro professionale degli studenti. Ci affideremmo ad un medico che non abbia mai potuto visitare concretamente nessuno, che non abbia mai potuto fare concretamente delle prove di laboratorio, che non sia mai stato presente di persona ad un esame autoptico e non abbia mai ispezionato un cadavere, regredendo così ai tempi precedenti al Rinascimento? L’illusione che la vita possa proseguire senza attività pratiche manuali è eccezionalmente puerile. Non esiste vita senza contatto con la vita. VERONA

Vincenzo Zamboni