Arte, i capolavori raccontati da Sgarbi

Dalle nature morte di Carlo Manieri fino alla pittura e scultura di Adriano Cecioni, passando per il mondo dei macchiaioli tra paesaggio, colore e luce. Sono alcuni dei temi affrontati da «Artificio e natura», la seconda uscita della collana di cinque volumi «Dal mito alla metafisica. Da Canaletto a de Chirico», in edicola con L'Arena da martedì 17 marzo a 6,90 euro più il costo del giornale. Una collezione curata da Vittorio Sgarbi che, attraverso anche un prezioso apparato fotografico che riproduce alcuni dei capolavori degli artisti selezionati, conduce il lettore alla scoperta della pittura italiana tra Settecento e Novecento. In questo secondo «capitolo» il noto critico d'arte racconta le vite e le opere di personaggi che nonostante non siano così conosciuti hanno lasciato in eredità alla storia dell'arte piccoli grandi capolavori. Come quelli di Ignazio Stern, pittore austriaco ma molto attivo in Italia nella prima metà del Settecento, o Paolo De Matteis, che girovagò per l'Europa tra fine Seicento e la prima parte del diciottesimo secolo. Parlando della sua ultima opera prima della morte, la pala «Madonna col bambino» del 1728, Sgarbi ricorda come sia dipinta con «mente ferma e mano tremante, sul punto di andarsene. Difficile osservarla senza commozione per l’integrità del concetto formale tradotto con semplicità ed estrema sintesi formale, nello spazio accennato e nella grazia disarmata della composizione, vivace come l’ultimo barlume della vita che si allontana. Intima, intensa, disadorna, la piccola pala appare ormai più essenza che esistenza». Nel secondo volume si analizzano anche l'arte del fiorentino Telemaco Signorini, attivo nella seconda metà dell'Ottecento, di Gaspare Landi, Filippo Agriola, Gaetano Forte, Paolo Albertis. Con questa collana Sgarbi attraversa due secoli di pittura italiana conduce così i lettori alla scoperta delle opere più emblematiche del periodo, alternando con la capacità che gli è propria capolavori molto noti a quadri di artisti meno conosciuti al grande pubblico. Così facendo, il lavoro di analisi e ricerca dei cinque volumi porta attenzione su pittori ignorati o considerati a torto minori dai manuali tradizionali di storia dell’arte, riuscendo a presentarli sotto una luce nuova ed affascinante. «Il compito del paesaggio è fare da scenario a un teatro di vita formato da piccole figure, ciascuna in grado di accennare a un piccolo racconto», spiega ancora Sgarbi. «E spetta a chi osserva sviluppare le storie accennate, servendosi della propria immaginazione, ognuno come ritiene più suggestivo». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

EM.ZAN.