Multiamo i carri armati e Putin se la ride...

Senti questa, dico al mio Gino, così la racconti al bareto - scrive la Olga - e vi fate ’na bela sganassada collettiva. Tre carri armati italiani diretti in Ucraina sono stati fermati dalla polizia stradale di Napoli al casello dell’autostrada e rispediti alla base perché i trattori e i rimorchi che li trasportavano non erano in regola con la revisione prevista dal codice della strada. «Giusto - mi fa il mio Gino - le regole iè regole, noaltri la revisión l’émo fata». Mio marito evidentemente non coglie la comicità della vicenda e allora gli ripeto la notizia che ho appena sentito. E aggiungo: «Sèto che ridàde ch’el se fa Putin? Lo imagino tegnérse la pansa, cascàr da la caréga par i convulsi e scrioltolàrse soto al tàolo chilometrico come un porsèl nel luàme. E próa ti a spiegàrghe a Zelensky che i cari armati iè in ritardo parché la polissìa la l'à mandà de òlta». «Magari no i gavéa gnanca la targa» insiste il mio Gino: è distratto perché sta guardando in televisione - la televisione estiva per la quale paghiamo il canone anche se ha sospeso tutti i programmi - una replica di una corsa di dromedari nel Burkina Faso. E quei parlamentari e giornalisti e professorini e filosofi dei tólc sció che dicono che l'Italia è di fatto in guerra contro la Russia perché manda le armi in Ucraina, come se lo spiegano che in un Paese in guerra comandi la Stradale e non i generali? Non credo che nel Donbass la polizia fermi i carri armati, magari dopo un inseguimento tra le bombe, per chiedere la carta di circolazione. In ogni caso ciò che è successo a Napoli è oltremodo sganassevole: con quel po’ po’ di traffico incasinato che c’è da quelle parti, con quel po’ po’ di scippi, con quel po’ po’ di motociclisti che non indossano spavaldamente il casco, la polizia va a fermare i carri armati dell’esercito, come se fossero il Tanko dei secessionisti veneti all’assalto del campanile di San Marco. È vero che il carro armato balza agli occhi più di un Mosquito ma quale poliziotto, vedendone uno, si sognerebbe mai di soffiare nel fischietto per intimargli l’alt? Il mio Gino sta ancora guardando la gara dei cammelli e sembra che la appassioni. «Me par de parlàr a un musso» gli dico. «No, la corsa dei mussi i le fa a Terrossa de Roncà» mi risponde.

Silvino Gonzato