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I naufraghi del superbonus prigionieri dei ponteggi

di Silvino Gonzato

Non fanno più notizia - scrive la Olga - le truffe milionarie allo Stato favorite e incoraggiate dal superbonus edilizio. Così quando leggo che a Peschiera sono state arrestate dieci persone che avrebbero sgraffignato diciassette milioni approfittando del bonus facciate, mi meraviglio tanto quanto nel vedere il professor Scalcagnato passare in bici almeno due volte al giorno sotto le mie finestre. Mi preoccuperei solo se non lo vedessi. L’elargizione benefica del sior Conte aveva già la truffa incorporata, scattante a molla come il pagliaccetto dalla scatola. Giro per il quartiere e vedo tanti palazzoni insudariati in quel velo lattiginoso che nasconde i ponteggi nel quale tanti condòmini o inquilini hanno aperto degli squarci in corrispondenza delle finestre per poter respirare e per non dover tenere la luce accesa in casa anche d’estate. Non sentendo rumore di lavori, il mio pensiero è che la ditta sia scappata prima di cominciarli o che sia scappata durante o che siano state scoperte infiltrazioni mafiose: un’altra cosa, quest’ultima, di cui non mi meraviglio più. Penso ad amministratori senza scrupoli che, pur di portare a casa la loro fetta, hanno affidato i lavori a ditte romane o calabresi nate dal nulla per approfittare della caritatevole e demagogica pioggia di miliardi o che, pur esistendo già, si erano occupate fino a quel momento di cetrioli sott’aceto o di trappole per ratti. Ditte che, dopo aver piantato i ponteggi, non si sono più viste perché titolari e contitolari sono finiti in galera per una bella sfilza di reati. E i ponteggi restano lì, con i sudari che li avvolgono. Condòmini e inquilini protestano, si dichiarano vittime ma in realtà sono complici perché, allettati dal “tutto gratis”, hanno votato in assemblea a favore del famoso cappotto che avrebbe trainato caldaie, infissi, porte e, con rispetto parlando, la vaca de so mare. Certo, a qualcuno è andata bene, ha avuto il cappotto e la caldaia nuova: non tutto è stato gratis e quella parte (manciate di milioni per un solo palazzo) che è stata donata dallo Stato, la tireranno fuori i contribuenti perché lo Stato siamo noi babbei. Restano i condomìni scappottati nella loro clausura di tubi intrecciati ed è una visione sconsolante. Cavoli loro, tutti se ne lavano le mani.

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