La posta della Olga

Caronte, el Scoatìn, il voto e i doveri del cittadino

Il giorno delle elezioni splendeva il sole e ha vinto il tale - scrive la Olga - ma se fosse piovuto avrebbe vinto il talaltro. Una nazione, una città in cui l'affluenza alle urne dipendesse dal meteo si troverebbe a essere governata da una minoranza che non rappresenterebbe la volontà dei cittadini nel loro complesso ma solo di quelli che hanno votato. Un governo zoppo solo perché il dovere civico del voto è venuto meno in quanto condizionato dal tempo atmosferico, si tirerebbe dietro la gamba scancanata per tutta la durata del mandato. Dico subito che non sono considerazioni mie ma del politologo Scoatìn dell'università di Cavaión tratte al suo libro "Co' 'sta aqua e co' 'sto vento ci èlo che bussa a 'sto convento?" ma che condivido, anche se il titolo potrebbe sembrare fuorviante. Domenica, giorno del ballottaggio tra Sboarina e Tommasi, tra il Centrodestra e il Centrosinistra, secondo le previsioni saremo ancora nelle grinfie di Caronte, el diaolàsso che ci sta arrostendo da mesi, e chi ha tanta coscienza civica quanta è la vocazione della Beresina del bareto a farsi suora, potrebbe preferire il lago o il mare alla cabina elettorale per poi incavolarsi in caso di vittoria del candidato che non avrebbe mai votato se fosse rimasto in città a compiere il proprio dovere. Affondare le chiappe nel lago o nel mare è piacevole con questo clima abbrustolente, la tintarella da operaio edile è garantita ma a pagina 82, secondo paragrafo, il politologo Scoatìn scrive che il voto per un cittadino non è zelo ma normalità, vale a dire (ma è inutile che lo spieghi) che il fatto stesso di essere cittadino è un vincolo che assoggetta a diritti e doveri che non sono quelli di scappare quando ci sono le elezioni. E sentite qua cosa scrive ancora el Scoatìn a pagina 95, tutto in maiuscolo: «Il cittadino deve pensare: io voto, quindi sono importante, forse anche indispensabile se il mio voto farà vincere una parte o l'altra. Oppure: non voto, ne ho il diritto, ma se tutti facessero come me, la democrazia si estinguerebbe». Ho meditato a lungo su questo passo che ho sottolineato con la biro. Il mio Gino dice che se non andasse a votare nessuno Sboarina e Tommasi dovrebbero sfidarsi a morra cinese ma «bastarìa anca che i cavàsse la pàia, vinse ci la cava più longa».

Silvino Gonzato