Bollicine gialloblù

Quello striscione infanga la Verona civile

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Ancora una volta, in uno dei momenti più drammatici della storia moderna, un gravissimo gesto di inciviltà offende un popolo aggredito e macchia il volto vero e solidale della Verona civile che in questi giorni dà testimonianza di accoglienza e inclusività. Non solo un oltraggio per le vittime della guerra ma anche uno sfregio per tutti i veronesi - famiglie e comunità - che stanno aprendo le porte ai profughi che fuggono dalla guerra e per i volontari che allestiscono centri per raccogliere beni e medicinali da mandare al popolo ucraino.

Meglio non parlare di tifosi, si tratta di una scelta becera e un po' vigliacca di un gruppo di imbecilli mascherati da ultras che, nascondendosi sotto i vessilli gialloblù e prendendo a pretesto una partita di calcio, appendono uno striscione che invita i russi a bombardare Napoli, lo fotografano e fanno circolare quell'immagine sui social. Poi lo staccano e fuggono nel buio della notte. Non si può “giocare” con i morti e con le bombe, con una guerra sanguinosa che coinvolge mezza Europa e preoccupa il mondo. Non è questo il momento.

Non ci sono giustificazioni, di nessun tipo. Non è la solita imbecillità da stadio, non è goliardia, non è antipatia calcistica. E non è nemmeno il momento della filosofia spicciola, della facile retorica o dei colori politici. Si tratta di un’azione violenta e insensata che non solo va condannata moralmente – ci mancherebbe che qualcuno potesse giustificarla – ma che va perseguita materialmente. Qualche giorno fa il Bayern di Monaco ha licenziato un magazziniere per una frase razzista rivolta a due giocatori. Questa è la rotta da seguire. Gli inquirenti hanno a disposizione tutti i mezzi per individuare non solo chi ha confezionato lo striscione ma anche chi l’ha fotografato e chi l’ha fatto circolare sul web.

Non sarà sufficiente il Daspo dalle manifestazioni sportive, serve una lezione esemplare per questi personaggi che non hanno nulla a che vedere con il calcio e tutta la città deve prendere le distanze da chi fa vergognare la Verona civile, quella della gente che lavora, delle famiglie che devono fare i conti ogni giorno con le bollette da pagare, degli imprenditori che devono salvare le aziende in difficoltà. Sono gesti che non fanno bene neanche alla società e alla squadra che, dopo essersi guadagnata per la terza volta consecutiva la salvezza in campo, cerca di ritagliarsi un ruolo importante nel calcio italiano. Se chi ha appeso quello striscione avesse un briciolo di umanità e un solo neurone non scherzerebbe su civili indifesi e bimbi sotto le bombe. Non si può a questo punto non dire: "Mai più".

Luca Mantovani