Zugna, camminare nella nostra storia

Il bivacco privato in posizione spettacolare sulla valle dell'Adige (Mafrici)
Il bivacco privato in posizione spettacolare sulla valle dell'Adige (Mafrici)
Monte Zugna

Oggi andiamo alla scoperta di una eccezionale montagna-museo dove, nella primavera del 1916, durante la prima guerra mondiale, si infranse la grande offensiva lanciata dagli austroungarici sul fronte degli altipiani, meglio conosciuta come Strafexpedition, la «spedizione punitiva», che aveva come obiettivo la valle dell’Adige e la pianura veneta. Offensiva che si sviluppò dall’altopiano di Asiago al monte Zugna e che costò all’Italia oltre 150mila uomini fra morti, feriti e prigionieri e circa 85mila agli austriaci.

Una battaglia spaventosa, che terminò con la sostanziale tenuta del fronte, a cui seguì la controffensiva italiana e lo spostamento degli equilibri verso est. La premessa storica è obbligata perchè quella sul monte Zugna non è una escursione qualsiasi, ma una passeggiata nella storia. Anche qui la guerra ha lasciato un segno che è ancora ben leggibile sul terreno.

Il pensiero, inevitabilmente, va in queste ore a un’altra guerra che si sta combattendo su un altro fronte orientale, che ci sconvolge come sconvolse quei soldati che, 106 anni fa, si affrontarono su questa montagna. Lo Zugna domina dall’alto Rovereto, e non a caso venne scelta dagli austriaci per costruirci un forte (che con lo scoppio della guerra non venne mai realizzato): da qui si controlla la valle dell’Adige, ma anche la Vallarsa e il Pasubio.

La stradina che parte da Albaredo (702 m) e arriva fin sotto la vetta ancora oggi si può percorrere per gran parte in auto e quindi l’accesso è davvero agevole. Una volta parcheggiato vicino al rifugio monte Zugna (1.616 m), con osservatorio astronomico e chiesetta dedicata alla Regina Pacis, arrivare in vetta è una passeggiata che richiede meno di un’ora. Si segue la strada ora sterrata (sentiero 115) che costeggia il bosco e sale fino alla cittadella austriaca (1.770 m), ora trasformata in Parco della Pace, con quel che resta del comando militare, dell’ospedale e dell’impluvio per la raccolta delle acque (fondamentale in una zona priva di acqua).

Il villaggio, costruito dagli austroungarici, venne poi tenuto sempre dagli italiani che lo occuparono subito dopo l’inizio delle ostilità, nell’estate del 1915, dopo che gli austriaci si erano ritirati verso nord, in una posizione ritenuta più difendibile sulla linea del Pasubio. Dal Parco della Pace un comodo sentiero, con qualche strappo, ci porta prima a un belvedere sulla val d’Adige (bivacco privato) e poi, con alcune svolte, fino alla vetta (croce e antenna), che offre un panorama davvero spettacolare, che spazia dal Pasubio al Cornetto e alle cime del Carega, all’altopiano della Lessinia e, verso occidente, dal Baldo allo Stivo e al Bondone, mentre sull’orizzonte si stagliano tutte le vette del gruppo dell’Adamello, con il Carè Alto, la Presanella e le Dolomiti di Brenta. Spettacolo!

Con la neve si può salire sia con le ciaspole che con gli sci da scialpinismo, e conviene partire più in basso, attraversando tutta la zona monumentale, che si sviluppa più o meno lungo la strada, con abbondanza di spiegazioni sulla disposizione dei fronti e sulle opere militari realizzate. Che sono davvero numerose: trincee, gallerie, postazioni di artiglieria, baraccamenti, cannoniere, cimiteri. Il percorso che segue il crinale parte da quota 1.400 (area di sosta e tabella con tutte le spiegazioni) e lo percorre integralmente fino alla vetta, prima nel bosco e poi sulle radure sommitali. Il percorso è interamente segnalato e le spiegazioni aiutano a capire le dinamiche dei due eserciti, schierati in alcuni punti a distanza di poche decine di metri.

Uno dei simboli dello Zugna è sicuramente il Trincerone, una muraglia oggi per buona parte ricostruita, che rappresentò la principale difesa delle truppe italiane e contro il quale si accanirono vanamente gli austriaci. Insieme a passo Buole, le «Termopili d’Italia», fu il punto il cui si arrestò l’offensiva di primavera. Il percorso è ovviamente più evidente senza la neve, ma comunque ben percorribile in ogni stagione (e in autunno dà forse il meglio). Per arrivare al rifugio, seguendo le tabelle di spiegazione, si impiegano circa due ore, mentre in altri 45 minuti si arriva in vetta.

L’itinerario fa parte del Sentiero della Pace, l’incredibile trekking lungo oltre 500 chilometri, tutto segnalato e mai banale, che dal passo dello Stelvio arriva sulla Marmolada, attraversando l’intero fronte della Grande guerra. Chi non vuole salire in vetta ma vuol percorrere comunque le trincee dello Zugna può seguire un altro sentiero, chiamato appunto Sentiero delle trincee, lungo circa 7 chilometri, che parte poco sopra malga Tof, lungo la strada per il rifugio. Molto interessante, sempre sulla via di salita, l’affaccio sui Lavini di Marco, proprio nel punto in cui si staccò la gigantesca frana, la «ruina» dantesca citata nella Divina Commedia. Impressionante lo scivolamento avvenuto quasi sicuramente in epoche diverse, l’ultimo forse innescato dal terribile terremoto del 1117 che colpì la zona di Rovereto.

IN BICICLETTA. Lo Zugna, manco a dirlo, è una classica per i ciclisti, sia per gli stradisti che per i biker. Si parte in genere da Rovereto (18 km, e gli strappi fino a Trambileno si fanno sentire) ma anche da Albaredo, dove inizia la vera e propria strada dello Zugna, percorso militare di 11 chilometri con pendenze più che accettabili. In mountain bike si parte invece da Marco e si percorre il pendio che sale ai Lavini (dove con una deviazione si possono ammirare le impronte lasciate dai dinosauri 200 milioni di anni fa), sfruttando anche il tratto asfaltato della strada degli Artiglieri e poi di nuovo sterrato su pendio quasi sempre pedalabile fino al celebre Fungo di Albaredo.

Il tratto successivo presenta alcuni tratti molto ripidi fino a quando la stradina sbuca sulla strada militare dello Zugna, che si percorre poi fino al rifugio con pendenze accettabili e quindi, come a piedi, fino alla vetta (molti tratti a spinta). La discesa avviene tutta sul sentiero 115, a tratti molto tecnico (per esperti e allenati, solo full), che si stacca sulla sinistra dopo il rifugio. In alternativa si può scendere dal villaggio militare fino a passo Buole (strepitoso il tratto dei Coni Zugna) per percorrere poi la stradina che sbuca in Val d’Adige, che non consiglio certo in salita!