Valtrompia e Valle Sabbia: le «Valli Resilienti» da riscoprire

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Una sosta sulla strada per Ono Degno
Una sosta sulla strada per Ono Degno
Bici e Monti: Valtrompia e Valle Sabbia (foto Mafrici)

In bicicletta alla scoperta della Valtrompia e della Valle Sabbia, le «Valli Resilienti»: è la proposta che invita a conoscere una fetta delle Prealpi bresciane, famosa per le attività industriali, molto meno per le sue caratteristiche ambientali e paesaggistiche. Per questo è nato il progetto «Greenway delle Valli Resilienti», per pubblicizzare una montagna di antichissima tradizione, ricca di cultura ma anche di una quasi infinita serie di percorsi tutti da pedalare (e da camminare), che rischiava di rimanere ingiustamente ai margini del boom che sta vivendo il turismo a pedali.

La resilienza, cioè la capacità di assorbire un urto senza andare in mille pezzi (questo il significato in termini tecnici), è proverbiale in queste valli dove tutto è da sempre resilienza, perché vivere, lavorare e produrre quassù senza una buona dose di resilienza sarebbe impossibile. Si potrebbe dire la stessa cosa della Lessinia o di certe aree del Baldo. Come dire che il mantra dei nostri tempi - la resilienza appunto - da queste parti non è un’aspirazione, ma una realtà da sempre. La Greenway non è un tracciato, come verrebbe da pensare, ma un «bouquet» di novanta percorsi per bici da strada e mountain bike: cicloturismo ma anche tracciati belli tosti, e una rete di servizi bike-friendly. Nell’elenco troviamo anche una serie di tour da 1 a 4 giorni (percorribili anche con accompagnatore e con pacchetti su misura e pernottamenti) per collegare più itinerari in una esperienza in bicicletta davvero completa e appagante. Messi insieme, valgono qualcosa come 3.500 chilometri di percorsi in sella, quasi esclusivamente su strade a basso traffico, forestali, mulattiere, sentieri. Un parco giochi pazzesco, tutto nel verde, tutto da scoprire.

Per i singoli itinerari e tour consultare il sito greenwayvalliresilienti.it, dove si trova tutto. Io sono andato nella zona di Pertica Bassa, in Valle Sabbia, per un anello che è solo in parte inserito fra i percorsi della resilienza. Il mio obiettivo era fare in mtb la bellissima discesa enduro del «Virus trail», un tracciato realizzato dal mio amico Alessandro durante il lockdown, che è diventato inevitabilmente «virale» tra i biker (anche se non è inserito, per la sua difficoltà, tra quelli delle Valli Resilienti). Si tratta di un itinerario bello, impegnativo, assolutamente meritevole, non immediatamente individuabile perché segnalato solo dal punto di partenza. Nell’anello ho inserito, su consiglio di Alessandro, una discesa «di riscaldamento», non segnalata ma comunque individuabile, che è molto divertente anche se non banale (necessaria una mtb full e ottima tecnica di discesa).

Si parte da Vestone (318 m), su asfalto, in direzione di Pertica Bassa, lungo la strada provinciale che costeggia il torrente Degnone. Arrivati al bivio per Levrange si va a destra salendo più decisamente verso il paesino, cancellato da una frana innescata dalle forti piogge nel dicembre 1959 (anche allora c’erano gli «eventi estremi») e ricostruito un po’ più in basso. Sempre su asfalto si prosegue fino a Ono Degno (785 m), che come Levrange e altre frazioni fa parte del Comune di Pertica Bassa. Il borgo è noto per la casa-torre medievale e per il santuario della Madonna del Pianto. Da qui, superate le case, la stradina va a destra e si impenna decisamente fino al rifugio Amici Miei (955 m), un piccolo angolo di paradiso con vista sulla regina di questa fascia delle Prealpi, la Corna Blacca (2.006 m), e dell'imponente versante del monte Tigaldine (1.765 m). Colore dominante: il verde.

Dopo il rifugio, la salita prosegue ripida (tratti a spinta) fino al passo della Croce (1.220 m), dove si prende fiato per la prima discesa, quella detta «dei recinti», che dalla località Piazzole (roccolo di caccia), attraverso un dosso erboso, ci porta nel bosco. Seguendo il bel sentiero ci si tuffa verso il basso (discesa enduro impegnativa) fino a sbucare sul sagrato della chiesa di San Zenone, a Ono Degno. Da qui si scendono delle scale e si arriva nell’antico Borgo Beata Vergine, che si attraversa. Alla fine delle case, si imbocca un sentiero (edicola votiva) che taglia lungamente, ma senza particolari difficoltà, il bel pendio erboso e boschivo sopra Levrange, fino a incrociare la strada con segnavia 459 che arriva dalla località La Passata. Questo punto si raggiunge anche dal passo della Croce, per chi vuole evitare questa prima discesa, seguendo le indicazioni del sentiero 8 «Brigata Perlasca» che si allunga fino a una strada, dove si va a destra per Zenofer e La Passata (sentiero 459).

Il bivio è la porta di accesso al «Virus trail»: si sale ora ripidamente (molti tratti a spinta) sulla forestale asfaltata del monte Zovo, sempre seguendo il sentiero 459, fino a un bivio con sbarra dove le nostre fatiche terminano (almeno quelle in salita). Siamo al Roccolo Rossetto, e qui si trova l’imbocco del nostro «Virus trail» (piccola segnalazione su un albero). La discesa è molto tecnica, necessaria una mountain bike full, e alterna tratti più scorrevoli (in alto) a tratti decisamente impegnativi (specie nella seconda parte), con tornantini e passaggi fra le rocce solo per veramente esperti (io in alcuni punti sono sceso dalla bici). Chi non se la sente, alla citata sbarra può proseguire diritto lungo la stradina, aggirando la sommità del monte Zovo, scendendo poi sempre sulla stradina che ci riporta a Levrange, e da qui a Vestone. Il «Virus trail si abbassa invece fino alla frazione Promo di Vestone, dove si rientra sull’asfalto a Vestone. Questo giro si percorre in 4-5 ore, con quasi 1.300 metri di dislivello e 25 chilometri di sviluppo.

Claudio Mafrici