Bici e Monti

Valle delle Cartiere, il luogo incantato dove è nata l'industria gardesana

Il torrente Toscolano all'altezza dell'antica condotta industriale sopra Luseti (Mafrici)
Il torrente Toscolano all'altezza dell'antica condotta industriale sopra Luseti (Mafrici)
La Valle delle Cartiere

Quattro passi alla scoperta dell’Ecomuseo della Valle delle Cartiere. Ancora una volta siamo sul Garda, autentica miniera di itinerari, e ancora una volta riesco a stupirmi di questa ennesima perla benacense, vicinissima alle spiagge di Toscolano, sponda bresciana del lago, eppure ancora per molti sconosciuta o quasi.

La valle è suggestiva, in tutte le stagioni, ed è un peccato che le frane che negli ultimi anni si sono abbattute su questo fragile territorio impediscano di fatto di proseguire nella spettacolare forra del torrente Toscolano e nella successiva valle delle Camerate. In attesa che almeno quest’ultima, interessata lo scorso anno da un imponente crollo, venga riaperta almeno parzialmente (accesso da Gaino), la passeggiata fino alla località Covoli è breve, facile, con dislivello minimo, e adatta a tutti, e può essere allungata a piacere, partendo ad esempio da Sanico, panoramica frazione ai piedi del monte Pizzocolo, invece che dal ponte di Toscolano, che è il classico punto in cui si comincia.

In realtà si potrebbe partire anche dalla località Quattro Ruote, dove c’è l’ultimo parcheggio, che però nei giorni festivi è spesso pieno. E poi la prima parte della valle, con la strettoia e i ruderi di una cartiera, è molto suggestiva e si può anche tollerare il passaggio di qualche auto.

La Valle delle Cartiere è stata per secoli un vero e proprio «distretto industriale» nel quale, sfruttando le acque del torrente Toscolano, già in epoca medievale si era sviluppata la produzione cartaria. Ma è con il boom della stampa che la valle si trasforma in un’area produttiva di prim’ordine, la più importante della Repubblica di Venezia. E lo sarà, con alti e bassi, fino all’inizio del ’900, quando venne aperta la prima cartiera a lago, che di fatto anticipò la fine di un’epoca. L’ultimo stabilimento nella valle chiuse nel 1962.

Dopo decenni di abbandono, all’inizio degli anni Duemila è iniziato il recupero, che ha portato alla nascita del Museo della carta e al percorso dell’Ecomuseo, che caratterizza questa escursione nell’archeologia industriale del Garda. Un po’ di storia era necessaria per inquadrare la camminata. Si parte, come detto, dal ponte di Toscolano, a fianco della Gardesana Occidentale che collega Salò e Riva. Impossibile sbagliare: davanti al municipio si va a destra su via Valle delle Cartiere e si prosegue sulla strada asfaltata che costeggia il torrente raggiungendo in breve la località Garde, dove ci sono i ruderi della prima cartiera e la vecchia centralina elettrica (si vede la condotta che attraversa il corso d’acqua).

La forra si stringe e si incontra una prima galleria, preceduta sulla sinistra da una bella cascata sull’altro lato della valle, con una portata che diventa significativa solo a primavera. Segue una seconda galleria, più lunga e illuminata, e quindi una terza, che sbuca sul parcheggio delle Quattro Ruote (dei mulini, sepolti anche in questo caso da una frana). Fin qui si può arrivare anche in auto. Poco più avanti una nuova galleria ci fa entrare nel cuore della valle, a Maina Inferiore, dove sulla sinistra l’imponente cartiera omonima è stata trasformata nel Museo della carta (aperto dal 1° aprile), che merita una visita. Finito l’asfalto, la stradina si inoltra nella valle: davanti a noi la piramide del monte Castello di Gaino ci ricorda che, come sempre sul Garda, la montagna è parte integrante del lago, e vive in una simbiosi eccezionale che fa del Benaco il lago più bello d’Europa.

Superata la località Maina di Mezzo si arriva a un ponticello sul torrente da cui si accede a Maina Superiore, caratterizzata dall’edificio di Villa Maffizzoli, dove abitava uno dei più noti industriali della Valle delle Cartiere, esempio ante litteram di villaggio-fabbrica, nella quale abitavano sia i proprietari degli impianti che i lavoratori. Oltre la villa sono state portate alla luce, con un prezioso lavoro di ricerca archeologica, tre caldare di varia dimensione nelle quali si ricavava la colla usata per impermeabilizzare i fogli di carta. Da visitare il Fondaco dei magli con le vasche usate per la battitura degli stracci. Tutto attorno, quel che resta di altri edifici collegati alle cartiere.

Sulla destra, all’altezza di un grande masso erratico, è possibile scendere sul greto del torrente fra altri enormi massi e scenografiche pozze d’acqua. Volendo, il torrente si può risalire per un bel tratto, con un po’ di attenzione. Seguendo la strada si arriva alla località Caneto dove si tiene la destra, mentre a sinistra è possibile risalire lungo la strada militare realizzata durante la Grande guerra, che avrebbe dovuto collegare le cartiere con la soprastante Valvestino, e che non venne completata. Si può seguirla per circa un chilometro e raggiungere due falesie dove sono state ricavate alcune vie di arrampicata, mentre è ancora interrotto l’accesso alla soprastante valle delle Camerate.

Da Caneto, a destra la strada sale sempre accanto al torrente, dove si trovano altri ruderi. In questo tratto in più punti è possibile scendere di nuovo sul greto del torrente, fra massi, cascatelle e rocce lavorate dal millenario scorrimento delle acque. Anche in questo caso appare evidente l’antica forza di questo torrente, che durante le ere glaciali si è scavato il letto nella viva roccia, creando con i suoi detriti il vasto delta sul quale è sorto il paese di Toscolano. Anche la sua portata, oggi ridotta, era molto superiore prima della costruzione, a fine anni ’50, della diga di Ponte Cola, con la creazione di un lago che raccoglie tutte le acque del grande bacino imbrifero della Valvestino, con una capacità di 52 milioni di metri cubi di acqua (la diga è lunga 283 metri). Il percorso attualmente termina in località Luseti, dove la passerella permetterebbe di proseguire verso la spettacolare strettoia della forra, in parte cancellata da una doppia frana che ormai da quasi un decennio ne impedisce l’accesso (ed è un vero peccato). Si può proseguire ancora per un tratto sulla stradina fino a una proprietà privata da dove, volendo, con un po’ di spirito di avventura è possibile proseguire fra grandi massi sul greto del torrente fino alla vicina gola di Covoli, chiusa da un cancello che impedisce l’ingresso alla passerella fra le rocce. Si rientra lungo la stradina percorsa all’andata.

Possibile, in una ventina di minuti, una deviazione fino al soprastante paese di Gaino. Il percorso a piedi richiede poco più di due ore fra andata e ritorno. Possibile risalire la valle anche in mountain bike. Il periodo migliore per una visita è la primavera. La zona, in ogni caso, si presta a innumerevoli itinerari escursionistici che hanno come mete sia lo scoglio calcareo del citato monte Castello di Gaino e sia il soprastante, imponente monte Pizzocolo. In valle transita anche la Bassa via del Garda che collega Salò a Limone, un trekking a mezza costa lungo 70 chilometri, che si può dividere in cinque tappe e che regala scorci eccezionali sul Garda. IN

BICICLETTA. Un interessante itinerario ciclistico poco impegnativo può essere affrontato partendo da Garda (o da Affi); da qui si segue per forza la Gardesana Orientale fino a Torri (pista ciclabile nell’ultimo tratto) dove è possibile salire sul traghetto che, con meravigliosi panorami, Ci porta a Maderno. Da qui, seguendo buona parte del lungolago, si pedala fino al ponte di Toscolano e quindi si risale la Valle delle Cartiere.

Claudio Mafrici (claudio.mafrici@larena.it)