Sass Rigais, sulla punta dell'ago

Panorama dal Sass Rigais (Mafrici)
Panorama dal Sass Rigais (Mafrici)
SASS RIGAIS (Claudio Mafrici)

Odle in ladino vuol dire «aghi». Gli aghi delle Dolomiti. Odle vuol dire anche Parco naturale (Puez Odle), ma soprattutto verticalità. L’immagine più celebre delle Odle è quella che si ammira dal Val di Funes: gli «aghi» sul versante Nord sono la quintessenza della montagna, con le loro pareti vertiginose sulle quali sono state scritte pagine gloriose di storia dell’alpinismo, da Solleder ai fratelli Messner. Di certo, da qui, cime solo per pochissimi.

Le Odle però un punto debole ce l’hanno, ed è sul versante della Val Gardena, dove anche un pellegrino come il sottoscritto può permettersi di sfidare almeno uno degli «aghi», quello più grosso e alto: il Sass Rigais. Sbagliato pensare però che da questo lato si tratti di montagne «minori». Il grande anfiteatro di Cisles è uno spettacolo in tutte le stagioni, con le Fermede che svettano vicino alla Gran Odla, al Sass de Mesdì, al «nostro» Rigais e alla Furchetta. E poi ci sono il Torkofel, il Piz Duleda, le lontane vette del Puez, le imponenti pareti della Muntejela e della Stevia. E se ti giri ancora, ecco in lontananza il gruppo del Sella, il Sassolungo, lo Sciliar.

Insomma, una gran bella «escursione visiva», che si può godere anche solo passeggiando fra il Col Raiser e il rifugio Firenze. La Val Gardena non ha bisogno di presentazioni, ma il versante Raiser-Seceda è comunque meno famoso, e meno battuto, nonostante l’eccezionale colpo d’occhio. Anche la salita in mountain bike fino al rifugio e poi sul Seceda è una classica, e ovviamente anche qui i ciclisti non mancano.

Ma noi oggi lasciamo a casa la mtb e andiamo solo a piedi, perché la meta è il Sass Rigais (3.025 m), con le sue belle e non difficili vie ferrate. Si parte da Santa Cristina, dalla cabinovia del Col Raiser che ci porta a quota 2.125 metri in maniera quasi indolore (dico quasi perchè 23 euro a/r mi sembrano un po’ troppi). Chi vuole, in una manciata di minuti può scendere al rifugio Firenze (2.037 m) e poi risalire i bellissimi prati fino al Plan Ciautier (2.263 m), che si raggiunge anche passando da Pieralongia. Siamo sui pascoli dell’Alpe di Cisles, davvero un «luogo del cuore». Saliremo il Sass Rigais dalla ferrata Est (non segnalata), con discesa dalla ferrata Sudovest (segnalata). Necessari imbrago, kit da ferrata e caschetto.

Dal bivio del Plan si punta al canalone sulla destra, la val Salieres, che separa il Rigais dalla Furchetta. La salita è faticosa, su ghiaie, sotto l’incombente parete della Torkofel, in ambiente severo, pienamente dolomitico. L’arrivo alla forcella Salieres (2.696 m) è emozionante: il sentiero costeggia il vertiginoso intaglio, che precipita per centinaia di metri verso la sottostante Val di Funes, e poi raggiunge le prime roccette, non attrezzate, da percorrere con attenzione (bolli rossi).

La ferrata Est inizia a quota 2.800 metri: si sale facilmente, assicurati dal cavo, si supera un canale che richiede piede fermo e poi si affronta il tratto più esposto della via, ben assicurato con pioli e scalini ma pur sempre verticale. Superata questa difficoltà, la ferrata prosegue fra canalini e roccette divertenti da arrampicare, sempre in sicurezza, fino a che non si scorge la croce di vetta, che si raggiunge con un ultimo traverso.

Panorama grandioso ed emozionante, che spazia dalle Dolomiti (tutte) alla Marmolada e al Lagorai, dal Cevedale al Gran Pilastro e alle infinite vette di confine con l’Austria. Per la discesa, che richiede circa 2.30 ore, si utilizza la ferrata Sudovest, considerata un po’ più facile, che cala ripidamente lungo una prima crestina piuttosto esposta e poi si abbassa, sempre ben attrezzata, fra canalini verticali. Ad un certo punto ci si trova su un sentiero che prosegue in ripida discesa.

Ma le difficoltà non sono finite perché più in basso ci attende una serie di canaloni con passaggi attrezzati e alcuni ponticelli di legno. In basso si vede il tracciato che a zigzag sale alla Forcella de Mesdì, e che raggiungiamo dopo un ultimo tratto attrezzato. Da qui ci si abbassa fino all’incrocio del Plan Ciautier, da dove si rientra al rifugio Firenze e al Col Raiser. Il giro richiede circa 6 ore, il dislivello sfiora i 900 metri, la soddisfazione è grande.

Claudio Mafrici (claudio.mafrici@larena.it)