Rocca di Manerba, il mio lago d'inverno

Rocca di Manerba. Colpo d'occhio sul lago: il sole è ancora coperto dalle nubi
Rocca di Manerba. Colpo d'occhio sul lago: il sole è ancora coperto dalle nubi
Rocca di Manerba (Mafrici)

 Il posto più bello del Garda? Eh, scelta difficile, di fronte a tanta bellezza si fa davvero fatica. Io ne avrei almeno dieci, di “posti più belli del…”, e ogni volta che faccio un giro sul lago mi sorprendo nello scoprire visuali che non ricordavo, scorci di incredibile suggestione, luoghi che non avevo mai considerato e invece... Poi dipende dalla stagione, dall’ora, dal vento, dalla luce, dall’umore. Di certo, una passeggiata sul lago non delude mai.

E allora, perchè non andare alla Rocca di Manerba? Quella prua di rocce sedimentarie che si solleva dalle acque per 150 metri, e il Parco naturale e archeologico che la circonda, è una meta assolutamente da non perdere, in tutte le stagioni, a piedi o in mountain bike. Meglio di così. L’inverno è la stagione che preferisco, perchè intanto c’è meno gente e le giornate limpide sono molto più frequenti. Camminando o pedalando, il freddo si sente solo al mattino, poi ad un certo punto vien voglia di andare in spiaggia a prendere il sole.

Dal punto di vista della sentieristica, gli itinerari sono tutti segnalati, a volte un po’ alla buona, con un asse principale che è il sentiero Cai 801, che da Lonato attraversa tutta la Valtenesi e, dopo quasi otto ore di cammino sulle colline del Garda bresciano, approda sulla Rocca e poi raggiunge la chiesetta di San Giorgio.

Il punto di partenza ideale, a mio parere, è Porto Dusano (ma si può partire anche dal parcheggio del Parco naturale o dalla Rocca). Dal porto si torna indietro poco più di 100 metri fino a trovare sulla destra una stradella e le segnalazioni biancorosse che indicano il percorso sulla piattaforma del Parco. Il sentiero alterna boschetti e radure fino a quando si biforca: chi vuole può seguire a destra la traccia spettacolare sul filo della scogliera che risale al Cretaceo (circa 70 milioni di anni fa).

Chi preferisce il tracciato principale prosegue in parallelo nel bosco: consigliata in ogni caso la breve deviazione segnalata per la chiesetta di San Giorgio, splendido balcone sul basso lago. Raggiunto un nuovo bivio (ruderi) si incrocia la deviazione per la spiaggia, alla quale si accede lungo un suggestivo tracciato roccioso in discesa. Anche questa variante merita senza se e senza ma. Ritornati al bivio si percorre ora tutto il bordo della falesia a strapiombo sul Garda, con salti di 50 metri, che regala bellissimi scorci sul lago, la catena del monte Baldo, il monte Pizzocolo, la penisola di Sirmione.

Procedendo con attenzione (pericoloso sporgersi) si raggiunge in salita i ruderi del casello dell’alta velocità, dove nell’ottobre 1934 venne registrato il record di velocità su idrovolante, tuttora imbattuto, stabilito dal maresciallo Francesco Agello che sfrecciò a 709,202 chilometri all’ora. Il sentiero prosegue in parallelo con il tracciato Cai 801, con incredibili affacci sul lago (sempre grande attenzione), poco adatti a chi soffre di vertigini ma davvero indimenticabili, con le onde che si infrangono ai piedi della sinuosa falesia.

Bellissimi i colori dell’acqua limpidissima di questo tratto di costa. Siamo sulle pareti del cosiddetto Sasso, dove sono state tracciate numerose vie di arrampicata. Il sentiero prosegue in parallelo alla traccia principale fino alla vetta del Sasso dove il panorama si allarga verso l’isola del Garda, l’isola dei Conigli e verso la baia della Romantica e quella di San Felice. Spettacolo. Fin qui un’ora e mezza scarsa. Si scende dal Sasso lungo un sentierino fino al Quadrivio della piana, da dove si può raggiungere il vicino laghetto (il Büs de la Paül).

Il sentiero 801 sale invece a destra nel bosco fra le rocce fino alla base della parete giallastra della Rocca, che viene superata grazie a un ripido percorso gradinato fra le rocce, guidati da corrimani di corda fino alla croce della Rocca (216 m), il punto più elevato del percorso (mezz’ora dal Sasso) e giustamente celebrato per il grandioso panorama sul Garda. La Rocca di Manerba, antichissimo insediamento del Mesolitico (8.000 anni fa), venne fortificata dai Romani e poi trasformata in un munito castello nel periodo medievale. Le diverse campagne di scavo hanno portato alla luce le successive cinte murarie dall’alto Medioevo al dominio della Serenissima, e il basamento della Rocca, che venne fatta demolire dai Veneziani alla metà del XVI secolo, nel timore che potesse diventare rifugio di briganti.

La visita alle antiche strutture è un viaggio nel tempo, guidati dai cartelli che illustrano le diverse vite di questo imponente insediamento fortificato. Ai piedi della Rocca, sul lato di Manerba, è possibile visitare il piccolo museo, che si raggiunge scendendo lungo la staccionata fino alla recinzione di una villa e a destra fino alla strada asfaltata che scende al museo (bar) e quindi a Montinelle. Da qui, a destra, si percorre via Pralungo e poi via Carducci fino a tornare alla chiesetta di San Giorgio, da dove si torna a Porto Dusano.

L’anello si percorre in circa tre ore a piedi ed è davvero per tutti, considerati anche i limitati dislivelli. Io amo vagabondare, percorrendo le numerose varianti che dalla piana ci riportano verso la scogliera. Molto bello il giro della Rocca con la mountain bike, in comune con i percorsi a piedi, con la sola eccezione della salita e discesa dalla Rocca. Insomma, un piccolo paradiso escursionistico a meno di 20 minuti dal casello autostradale di Desenzano. Nelle giornate ventose e limpide la Rocca regala emozioni a piene mani, oltre che panorami davvero grandiosi. Davvero da non perdere.