L'itinerario

Pedalare nella val di Genova, la suggestiva «valle delle cascate»

Pedalare nella valle delle cascate (foto Mafrici)

Una cascata iconica e una lunga valle che ci deposita nel cuore di granito del Parco naturale Adamello-Brenta.

La cascata è quella di Nardis, la valle è la Val di Genova. Siamo in Trentino, al confine con la Lombardia: Pinzolo e Madonna di Campiglio non hanno certo bisogno di presentazioni. E nemmeno le Dolomiti di Brenta, che segnano l’orizzonte se giriamo lo sguardo verso oriente. Insomma, un gran bel posto, giustamente famoso, con innumerevoli itinerari escursionistici e ciclistici.

Oggi affrontiamo il percorso più facile, ma non il meno faticoso: risaliamo la Val di Genova in bicicletta, da Pinzolo al rifugio Collini al Bedole. Sono quasi 18 chilometri con oltre 900 metri di dislivello, tutti su asfalto con la sola eccezione del tratto finale, dal parcheggio al rifugio. La strada è aperta al traffico automobilistico (a pagamento) e ci sono le navette ma, se si evitano i fine settimana di piena estate, tutto sommato il fastidio dei motori è relativo.

La Val di Genova, conosciuta anche come la valle delle cascate, incide il granito fra il gruppo dell’Adamello e la Presanella e come tutte le valli incise dagli antichi ghiacciai, scende a «scalini» fino all’imbocco a Carisolo, alternando tratti pianeggianti a brusche impennate, gli «scalini» appunto.

Gli splendidi panorami compensano la fatica, e i numerosi punti di ristoro presenti sul percorso fanno il resto. Inutile dire che oggi la maggior parte dei ciclisti che risale la valle è in sella a una bici elettrica, ma anche per i muscolari come il sottoscritto le soddisfazioni non mancano.

 

La partenza è dal grande parcheggio di Pinzolo, fronte agli impianti di risalita del Dos del Sabion. Siamo a 774 metri di quota, bisogna arrivare ai 1.641 del rifugio Collini. Si torna indietro su via San Vigilio fino ad intercettare la pista ciclabile che lungo il fiume Sarca raggiunge Carisolo. Dal centro si risale fino a imboccare via Val di Genova, e da qui sbagliare è impossibile. In piano e poi in salita nel bosco si entra nel territorio del Parco, si passa una galleria (920 m) e in breve si è al casello di ingresso (i ciclisti non pagano!). Si prosegue sempre in piano o in leggera salita lungo il torrente fino alla prima meraviglia della valle, la celebre cascata di Nardis (931 m), alta 95 metri. Sosta obbligatoria per le foto.

La strada, che alterna tratti in piano a tratti in salita più decisa, prosegue sempre nel bosco fino al bivio per la Val Seniciaga e raggiunge il «gradino» che precede l’albergo Fontanabona. Qui ci attende la salita più dura che ci fa salire fino a quota 1.100. Superato questo tratto, la salita prosegue sempre nel bosco, si ammira la cascata di Lares e si arriva al ponte Maria, dove la pendenza torna a farsi sentire.

Quindi di nuovo tratti più agevoli fino alla località Ragada (fontana) dove sulla destra si scorge la cascata di Folgorida, quindi si sfiora la cascata di Casina Muta che precede di poco la località Caret e il rifugio Stella Alpina (1.450 m).

Siamo a buon punto, la valle è sempre più aperta oltre la bellissima cascata del Pedruc, la salita diventa pianura, si passa accanto a un grande masso precipitato a valle nel 1995 e si raggiunge il parcheggio di malga Bedole. Siamo a quota 1.580, manca poco più di un chilometro e meno di 100 metri di dislivello su sterrata. Ultima fatica e siamo al rifugio Collini al Bedole, da dove parte il sentiero del Matarot che a sinistra (destra idrografica) sale ai tremila metri del rifugio ai Caduti dell’Adamello.

Dall’altra parte inizia il sentiero che porta ai rifugio Città di Trento (2.443 m), che guarda quel che resta del ghiacciaio del Mandrone, ormai ritiratosi sotto le Lobbie.

I due rifugi sono punti di passaggio obbligati per chi vuole salire verso l’Adamello (che dal Bedole non si vede affatto, mentre si ammirano i ghiacciai della Presanella).

Discesa lunghissima - con qualche lieve contropendenza - sulla via di salita.

Claudio Mafrici

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