Nuvolau e Averau, balconi sulle Dolomiti

Le Dolomiti anche in autunno, anzi soprattutto in autunno, sono una meta da non perdere, per i colori e i panorami ma anche, finalmente, per la tranquillità, lontani dalle folle dei mesi estivi
L'uscita della breve ma tonica ferrata dell'Averau
L'uscita della breve ma tonica ferrata dell'Averau
Nuvolau e Averau (Mafrici)

Le Dolomiti anche in autunno, anzi soprattutto in autunno, sono una meta da non perdere, per i colori e i panorami ma anche, finalmente, per la tranquillità, lontani dalle folle dei mesi estivi. Un bellissimo giro escursionistico, che al suo interno presenta tre brevi tratti di ferrata, collega il passo Giau con il rifugio Nuvolau e la cima dell’Averau, con rientro dal versante che si affaccia su Fedare.

Partenza dal passo Giau (che da solo vale il viaggio)

Siamo sopra Cortina d’Ampezzo, fra la Valle del Boite e la Val Cordevole. Dal passo Giau (2.236 m), che da solo vale il viaggio per i suggestivi panorami che regala, si traversa verso l’evidente, spettacolare cima della Ra Gusela, che domina il paesaggio e pare inaccessibile (mentre si può facilmente salire dal versante del Nuvolau).

Dopo il rifugio del Giau si imbocca il sentiero 443 che punta verso le Cinque Torri; si procede in leggera discesa o a saliscendi fino a un bivio segnalato. Si va a sinistra, ora in ripida salita, su ghiaie e fra massi sotto l’articolato versante della Ra Gusela, inciso da numerosi canaloni, fino a sbucare su una evidente forcella sospesa quasi al colmo di una parete di roccia, dove inizia la via ferrata.

Percorso facile ma da fare ben attrezzati

Si tratta di un percorso breve e facile, sul quale è comunque opportuno utilizzare imbrago, kit da ferrata e caschetto. Si traversa su roccette senza problemi fino ad arrivare ai piedi di un tratto più verticale. Quindi, dopo un traverso, si affronta la scalata finale della ferratina, che sbuca sul lunare, affascinante catino ai piedi della Ra Gusela e del Nuvolau.

Seguendo i segnavia si traversa con numerosi su e giù puntando all’evidente crestina che porta al rifugio, il primo costruito nella conca di Cortina nel lontano 1883. Il sentierino roccioso supera il bivio per la Gusela e risale le roccette fino all’inizio del secondo tratto attrezzato, sempre facile, con una breve scaletta poco sotto la cima, che sbuca davanti al rifugio a quota 2.575 metri, in posizione super panoramica. Purtroppo, nel nostro caso le nuvole ci hanno tolto lo spettacolo ma posso garantire che da lassù il colpo d’occhio è semplicemente eccezionale, con i giganti del Cadore e le tante vette della conca cortinese da una parte, e lo spettacolare scorcio verso la Marmolada dall’altro.

Da Forcella Nuvolau si ammira la spettacolare parete della Tofana di Rozes

Un punto giustamente famoso e celebrato, che si può raggiungere anche senza attrezzature salendo però da Fedare o da Bai de Dones o, più breve, dalle Cinque Torri in ripida salita, passando anche per il rifugio Averau. Ed è lì che puntiamo, scendendo sul facile sentiero che in venti minuti o poco più ci deposita sulla Forcella Nuvolau (2.413 m), dove si trova il rifugio, in posizione spettacolare di fronte alla imponente parete della Tofana di Rozes (3.225 m), autentica regina della vallata che sale da Cortina al passo Falzarego.

Dal rifugio, che ho più volte utilizzato come posto tappa del fantastico giro sciistico della Grande guerra (in alternativa, in basso c’è il rifugio Scoiattoli), si seguono le indicazioni per la ferrata dell’Averau. Si va ad aggirare in piano le ghiaie che scendono dalla parete, quindi si risale a sinistra fino a portarsi in poco più di un quarto d’ora ai piedi delle rocce, percorse dalle attrezzature, che permettono di scalare una parete alta circa sessanta metri.

Ferrata dell'Averau, non difficile ma serve un po' di confidenza con la roccia

La via non è difficile, ma decisamente molto meno facile delle due precedenti, e il tabellone alla partenza è forse un po’ ingannevole. Diciamo che non è difficile per chi è abituato a questo tipo di percorsi, ma non è nemmeno una passeggiata per neofiti come qualcuno continua a raccontare. Quindi, a mio parere, attenzione. Si parte superando un masso, poi si traversa verso sinistra ben assicurati dai cavi, fino ad arrivare all’esposto passaggio chiave, verticale, che richiede calma e precisione, ed è sicuramente più delicato in discesa (perchè è necessario andare alla ricerca di un paio di appoggi non immediatamente evidenti, sporgendosi un po’). Ripeto, nulla di fantascientifico ma bisogna avere un minimo di confidenza con la roccia.

Quindi si traversa verso destra su una cengia fino a un secondo tratto verticale, più agevole, che termina nella conca ai piedi della cima. Si sale ancora, guidati dai segni e dagli ometti, fino a un passaggino leggermente esposto (aggirabile lungo una spaccatura risalendo a sinistra), quindi si percorre il sentiero a zigzag per una ventina di minuti fino a sbucare sulla cresta e, in un attimo, si è alla croce di vetta dell’Averau (2.647 m). Quassù vista spettacolare, di solito, ma non per noi, che abbiamo atteso una schiarita che non è mai arrivata. Il colpo d’occhio, in ogni caso, spazia su una buona fetta delle Dolomiti, con la Marmolada che spicca verso sudovest, e le Tofane a catturare lo sguardo, oltre naturalmente alle Cinque Torri. E poi a oriente la fantastica Croda da Lago. Dall’Averau è anche più evidente la posizione spettacolare del crinale del Nuvolau, allineato alla Ra Gusela e al Formin. All’orizzonte la triade Antelao-Pelmo-Civetta.

Attenzione in discesa!

Si torna alla ferrata, che si percorre in discesa con attenzione (c’è anche una specie di via d’uscita in caso di affollamento), fino alla base. Tolti imbrago e attrezzatura, si scende in pochi minuti al rifugio e, dopo una opportuna sosta (il ristorante dell’Averau è inserito fra i top delle Alpi), si prende il sentiero che si abbassa a lato della pista di sci che scende nella conca di Fedare (attenzione al ghiaino infido), quindi va a sinistra su una stradina ripida che si abbassa fra prati e rocce.

Infine, si svolta ancora a sinistra e si va a traversare lungamente sotto le pareti incombenti del Nuvolau. Quindi il sentiero torna a salire su ghiaie, a tratti ripido, traversa ancora fino a un tratto roccioso dove si è costretti a ripetuti aggiramenti di massi, residui di un’antica frana. Altra piccola risalita ed eccoci sul crinale ai piedi della Ra Gusela. Si va a destra fino a incrociare il sentiero percorso all’andata, che passa accanto al rifugio del Giau e ci porta al parcheggio. Il giro richiede quattro ore senza fretta, il dislivello complessivo è di circa 600 metri.

 

Claudio Mafrici