Bici e monti

Monte Misone, la cima meno nota del Garda: chi lo conosce?

La gemma del lago di Tenno brilla ai piedi delle Alpi di Ledro
La gemma del lago di Tenno brilla ai piedi delle Alpi di Ledro
Ascesa al Monte Misone (foto Mafrici)

Le cime dell’alto Garda sono tutte frequentatissime e fotografatissime. Tutte tranne una: il monte Misone. Non è una montagnetta della mutua: 1.803 metri, un gran panorama e una bella prominenza, che non passa inosservata a chi, arrivando da Rovereto, si affaccia sulla piana di Riva e Arco. La bastionata rocciosa del Misone, incisa da profondi canaloni, è seconda solo al paretone di Cima Capi e alla svettante Rocchetta, e d’inverno la sua cima innevata anticipa quelle delle Alpi di Ledro. Insomma, una signora montagna. Pochissimo frequentata però.

Colpa degli accessi piuttosto lunghi, con un dislivello che è sempre superiore ai mille metri, sia che si salga dal passo Ballino che dalle case di Canale di Tenno. Succede la stessa cosa a tante altre montagne, che non arrivano alla magica quota duemila ma che regalano ugualmente grandi soddisfazioni a chi le sa apprezzare. Un esempio? Il monte Cogorna, illustre sconosciuto dirimpettaio del Misone. Solo uno dei tanti.

Il percorso più breve parte dai 764 metri del passo Ballino, che mette in comunicazione l’alto Garda con l’altopiano di Fiavè e del Bleggio, che ha nelle terme di Comano il suo riferimento turistico più noto, porta meridionale di accesso alle Dolomiti di Brenta. Prima del Ballino merita senza dubbio una sosta il bellissimo lago di Tenno, il cui incredibile color turchese difficilmente si dimentica. E una passeggiata la merita anche la suggestiva frazioncina di Canale.

Lasciata l’auto al passo si sale a destra (segnalazioni) immergendosi subito nel bosco lungo la strada realizzata dai prigionieri russi durante la Grande guerra. Una delle tante, a quanto pare, visto che gli austroungarici li utilizzarono, insieme ai prigionieri serbi, per realizzare, ad esempio, il sentiero di Pian Trevisan sulla Marmolada, la strada dei Russi in Val San Nicolò (val di Fassa), il sentiero dei Russi a Baselga di Pinè, la strada dei Serbi da passo Bordala all’Altissimo di Nago. E una strada dei Serbi esiste a Roncone, nelle Giudicarie.

Di fatto, migliaia di prigionieri russi e serbi lavorarono sul fronte alpino durante buona parte del primo conflitto mondiale e delle loro sofferenze è rimasta traccia notevole nella toponomastica. Come spiega lo storico Marco Abram, «i prigionieri serbi e russi vennero impiegati, nelle condizioni più estreme, in lavori che contribuirono a plasmare il paesaggio trentino: furono coinvolti nella costruzione di forti, trincee e infrastrutture (come le linee ferroviarie della val di Fiemme e della val Gardena, la strada della val Badia e tratti della strada della Valsugana), ma anche in faticosi traini, nel trasporto di materiali verso le postazioni di alta quota e nei lavori agricoli nei campi».

Una parentesi storica doverosa, visti anche i tempi. Dal passo Ballino alla cima il segnavia indica 3 ore; diciamo che 2 ore e mezza in genere sono sufficienti. Risaliamo la strada dei Russi nel fitto bosco senza grandi fatiche fino a un primo bivio segnalato, seguendo il sentiero 432. Si va a sinistra fino a raggiungere la località Cercenà (1.100 m), dove la forestale si perde poco più avanti. Noi andiamo a destra, seguendo sempre il sentiero 432, che si fa subito piuttosto ripido e risale il bosco di abeti e faggi con stretti tornanti. Il tracciato è sempre ben segnalato e ombroso, quindi anche in piena estate non si soffre il caldo.

La scarsa frequentazione è dimostrata da numerosi tratti nei quali il fogliame copre completamente il sentiero e per orientarsi è necessario affidarsi solo ai segni biancorossi sugli alberi. Dopo essere passati ai piedi di un imponente affioramento roccioso (Madonnina danneggiata), si prosegue nel bosco con alcuni tratti leggermente esposti fino a quando si comincia finalmente a veder filtrare la luce dell’orizzonte fra gli alberi. Siamo vicini alla Sella Calcherola o Sella del Misone (1.585 m), passaggio obbligato in direzione della cima, immersa in una splendida faggeta che si mescola con gli abeti colonnari. Al bivio con il sentiero 433 si va a destra, mentre a sinistra si può raggiungere in pochi minuti malga Fiavè, da dove si può scendere con un lungo giro ad anello, ricollegandosi in basso alla strada dei Russi per tornare al Ballino.

Si perde leggermente quota nel bosco fino a sbucare nella bellissima radura di malga Misone (o malga di Tenno), dove si può arrivare anche in bicicletta (meglio e-bike) seguendo la forestale che si stacca dal Dos di Fiavè. Questa è decisamente zona di orsi (e uno strano ruggito udito nel bosco durante la salita mi ha fatto pensare che ce ne fosse uno non troppo lontano). Al Ballino, peraltro, sono stati segnalati anche i lupi, ma questo non può sorprendere se pensiamo che ne sono stati avvistati anche nel basso Garda. Dalla malga, sempre seguendo i segnavia (paletti) si risale il fianco del Misone e poi si traversa a sinistra verso la vetta, che si raggiunge dopo un altro paio di traversoni.

La piatta cima, costellata di affioramenti calcarei, è uno splendido balcone sulla catena delle Alpi di Ledro, con le lunghe creste del monte Cogorna e di Cima Sera che separano l’alto Garda dalle Giudicarie. Sull’orizzonte è spettacolare il colpo d’occhio verso la catena adamellina, con il Carè Alto che appare come una specie di Cervino, a cui seguono i ghiacciai e la cima della Presanella, dalla quale si passa alle Dolomiti di Brenta. E poi si notano le cime del Bondone, lo Stivo, il Pasubio, l’Altissimo di Nago e il monte Baldo. Il versante opposto a quello di salita precipita con dirupati canaloni e imponenti formazioni rocciose verso Arco e la valle dei laghi.

Ma i laghi, appunto? Per vedere il Garda bisogna spostarsi sull’anticima a sud, che regala uno scorcio della parte alta del Benaco. Il lago più bello, quello di Tenno, si può ammirare spostandosi ancora un po’ fino ad affacciarsi sulla vallata, dove il colore turchese di questa gemma alpina brilla fra i boschi. Un colpo d’occhio eccezionale. Il rientro più veloce si effettua lungo la via di salita, in meno di due ore. Chi ha voglia, può allungare - di parecchio - la discesa passando dalla Sella di Calino, non lontana dal rifugio San Pietro, che si raggiunge seguendo il sentiero segnalato 412 che da Malga Misone scende alla Sella di Castiol (1.346 m) e alla Sella di Calino (966 m) e da qui alla località Bastiani e poi sul sentiero 406A fino al paese di Ballino. Il percorso è tutto segnalato, ma non so dire come sia, non avendolo mai fatto (mentre al rifugio San Pietro ci sono andato in mtb qualche mese fa, ma salendo da Tenno).

Claudio Mafrici