Bici e monti

La magica verde cresta dove l'Adamello finisce

Bici e Monti - Sulla verde cresta dove l'Adamello finisce

Lo spartiacque fra il Trentino e la Lombardia, che dal gruppo dell’Adamello si abbassa fino al lago d’Idro, è una delle zone più interessanti per chi ama lunghe escursioni panoramiche e belle avventure in mountain bike, immersi fra pascoli e crinali battuti più dai camosci che da scarponi e ruote grasse. Una rete di stradine e sentieri, in gran parte di origine militare, permette di avvicinarsi agevolmente alle creste e regala piacevoli itinerari alla portata di tutti. Io sono tornato a fare il giro del monte Telegrafo, toponimo diffuso sulle montagne sulle quali si è combattuta la Grande guerra.

Si tratta di un panoramico crinale che passa su questa cima di 2.175 metri, a cavallo tra l’alta Valle Sabbia e le basse Giudicarie. Il verde è in assoluto il colore dominante, e la roccia si trova quasi esclusivamente in forma di modesti affioramenti, ma l’origine granitica ci ricorda che qui va a spegnersi l’infinita cresta che dall’Adamello scende fin quasi al lago d’Idro. Unica cautela, il tratto attrezzato in discesa dalla cima, che richiede ben più di un’attenzione, specie con la bici in spalla. L’anello si percorre in mountain bike in circa sette ore, senza correre, mentre a piedi conviene seguire il crinale partendo dalla località Gaver per arrivare al paese bresciano di Bagolino. In questo caso, però, è necessario avere due auto, considerate le distanze.

In sella si parte da Bagolino (778 m) e si sale fino a imboccare la strada asfaltata per Cerreto, sulla quale si trovano anche i segnavia del Sentiero Monsignor Antonioli, e cioè il trekking delle chiesette alpine, che collega Limone sul Garda con la Valcamonica. Si pedala senza problemi sulla stradina, si supera Cerreto e si prosegue per Riccomassimo. Prima che la strada inizi ad abbassarsi verso il paese, in località Prize, a qualche centinaio di metri dal ponte sul Rio Riccomassimo, si prende a sinistra un bivio evidente per Tònolo. La stradina inizia a prendere quota con qualche tratto più ripido sul boscoso versante fino a raggiungere la località Tònolo, con malga e poco oltre una chiesetta. Siamo attorno ai 1.500 metri, fin qui si può arrivare anche in auto, per chi volesse fare un anello a piedi. Quassù il panorama si apre verso il lago d’Idro e le montagne fra le Giudicarie e l’alto Garda. La stradina ora si fa sterrata e corre sopra la Val Marza.

La salita è sempre abbastanza regolare e pedalabile. Attorno a quota 1.800 si lascia la strada che a sinistra porta a una malga e si prosegue su uno stradello che si alza gradualmente sul costone, in ambiente ameno. Si prosegue lungamente fino a incrociare il sentiero 259 (segnaletica) che da malga Vacil sale al passo di Val Marza, che è anche la nostra meta. La salita è sempre bellissima e ben pedalabile, almeno fin sotto la cima del Col Perpetue (2.008). Poi il sentiero tende a stringersi e il fondo a tratti sassoso impone più volte di scendere dalla sella. Si prosegue con un lungo traverso ascendente fino al passo di Val Marza (2.110 m), dove si incrocia il sentiero che arriva dal passo delle Cornelle e dal Brealone e sale al Telegrafo. Siamo sull’asse principale di questa traversata, che è una classica sia dell’escursionismo che della mountain bike, per l’eccezionale panoramicità del suo sviluppo. Al passo di Val Marza si prosegue diritti sul sentiero 410 che regala bellissimi colpi d’occhio sulla Val Bona, terra di verdissimi alpeggi. Il sentiero corre sulla cresta con tratti davvero emozionanti. Non c’è nulla, solo pascoli e il nostro tracciato che sale verso la vetta: una montagna semplice eppure bellissima. Con qualche tratto a spinta e qualche risalita si arriva sulla cima, a quota 2.175 metri, segnalata da un cartello con i colori giallo e bianco del sentiero Monsignor Antonioli. Siamo in un punto spettacolare ma il sole, che si aveva accompagnato in precedenza, ora è stato coperto dalle nubi. Un peccato.

Devo anche dire che questo crinale si apprezza forse di più in autunno, quando le giornate più stabili assicurano grandi panorami. Il verde che trovi a giugno, però, e le eccezionali fioriture, valgono il rischio di un meteo meno favorevole. A proposito, questa è una delle poche zone in cui è possibile ammirare - trovandola - la bellissima Fritillaria meleagris, parente del tulipano, dal colore bordeaux. Inizia qui il tratto più difficile del tracciato: la discesa dalla cima su un tratto attrezzato della cresta, che a piedi non presenza particolari problemi mentre in bicicletta necessita di piede fermo e grande cautela (e magari l’aiuto di un amico per passarsi la bici). I cavetti metallici garantiscono la necessaria sicurezza e con un po’ di equilibrismi si supera questo tratto. Inizia quindi l’ondulata discesa che, sempre lungo il crinale e su infiniti pratoni, ci porta dopo un’ultima vera e propria picchiata fino alla Cappella dell’Arciprete (1.915 m), dedicata a don Giovanmaria Crescimbeni, parroco di Bagolino, morto nel 1840. Il sentiero prosegue sempre lungo il crinale, in un alternarsi di panorami verdeggianti. Alle nostre spalle a dominare è invece la sagoma arcigna e scusa del Cornone di Blumone (2.850 m), la cima più alta delle Prealpi Bresciane.

Un ultimo tiro ci porta sul monte Carena (1.954 m), ultima vetta di questa entusiasmante cavalcata di cresta. Anche qui purtroppo nubi, anzi minaccia di temporale. Ma la salita è finita. Inizia la discesa verso Bagolino, nel primo tratto in mezzo a pratoni insidiosi. Raggiunta la località Fontane (1.600 m, case e possibilità di rifornimento acqua), si scende lungo il sentiero 408 che si imbuca nella valle e infine diventa ripida stradella che raggiunge in breve le case di Bagolino. Grande giro, con dislivello significativo (oltre 1.500 metri) ma che regala una immensa soddisfazione.

Claudio Mafrici
claudio.mafrici@larena.it