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Bici e Monti

Sobretta, un viaggio nel cuore del Parco dello Stelvio

di Claudio Mafrici
Itinerario accessibile a tutti, con mille metri di dislivello, al monte Sobretta. Premiato con un panorama mozzafiato
Sobretta, nel cuore del Parco dello Stelvio

Ambienti maestosi e solitari e il grande silenzio dell’alta montagna: la salita al monte Sobretta, nel cuore del Parco dello Stelvio, è un’esperienza davvero per tutti, bambini compresi, e permette di raggiungere quota 3.300 (esattamente 3.296 metri) senza attrezzature e senza difficoltà, con la sola forza delle proprie gambe. Mille metri di dislivello senza particolari strappi, in un vallone modellato dai ghiacciai, dei quali ne rimane solo uno spicchio, aggrappato sotto la lunga cresta della cima (ghiacciaio dell’Alpe Sud), che fino a un paio di decenni fa si spingeva con la sua lingua fino a 2.900 metri (mentre ora è davvero poca cosa) e che era percorso dalla vecchia via normale per il Sobretta.

 

In arrivo le bici

Oggi si sale in vetta senza incontrare ghiaccio, sul versante destro del vallone (sinistra idrografica), anzi è in fase di ultimazione un intervento promosso dal Parco dello Stelvio per la realizzazione di un largo sentiero, quasi una stradina, con tanto di bordo di sassi, che risale tutto il vallone, e che quando sono passato io arrivava a circa 80 metri di dislivello dalla cima. Cioè, ormai è finito. Un percorso che sembra fatto apposta anche per le biciclette, anzi secondo me è proprio a misura di e-bike e sono pronto a scommettere che diventerà presto una delle poche grandi montagne che si possono raggiungere pedalando. L’ultimo tratto, il più ripido, è su sfasciumi ma è piuttosto breve.

 

La partenza

Dal Sobretta il panorama nei giorni limpidi è da urlo, posso garantirlo, anche se questa volta sono stato solo parzialmente fortunato. Si parte dal Ponte dell’Alpe, quota 2.294 metri, sulla strada fra Santa Caterina Valfurva e il passo del Gavia. Si punta verso la grotta Edelweiss, prima su ripida stradina e poi su sentiero, che taglia il pendio erboso usato come pascolo. Volendo, è possibile salire anche passando dall’hotel Sunny Valley, che si raggiunge andando invece a destra a un bivio segnalato. Dalla conca del Sunny, raggiunta dagli impianti di risalita (aperto anche d’estate, ma qui d’inverno è un paradiso per lo sci alpino ma soprattutto per lo scialpinismo, con bellissime discese freeride), si può salire ai laghetti dell’Alpe e collegarsi con la via normale di salita.

 

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La Grotta Edelweiss è una cavità che venne usata dai pastori nell’antichità e dai soldati durante la prima guerra mondiale. Come dice il nome, le stelle alpine sono le protagoniste indiscusse di questa zona, molto frequentata anche dalle aquile, che non è difficile avvistare. Il sentiero prosegue tagliando i pascoli fino a sbucare su un piccolo colle, dal quale si taglia il costone roccioso, in piano e poi di nuovo in salita, fino a portarci nell’ampio vallone che scende dal Sobretta, che si staglia all’orizzonte con la sua lunghissima cresta di sfasciumi.

 

Dal Vallone alla cima

In ambiente solitario (la zona al momento è poco nota e quindi battuta) si segue l’ampia traccia che risale senza troppo sforzo le antiche morene, ormai colonizzate dai prati magri, fino al primo dei laghetti dell’Alpe, dove poco dopo si trova un bivio con l’indicazione per il Sobretta (2 ore), mentre davanti a noi si allunga la cosiddetta Costa Sobretta, lungo la quale si sviluppano alcune piste da sci. Si va a sinistra in leggera pendenza entrando in un vallone che va risalito a tornanti per raggiungere il gradino successivo.

Evidente l’origine glaciale di queste grandi morene arrotondate, caratterizzate da un fondo sassoso di diverso colore, a seconda della roccia che lo ha formato. La salita non presenta difficoltà e nella parte superiore del vallone il sentiero è tracciato perfettamente e con pendenze tranquille ci fa guadagnare poco a poco dislivello.

Superato l’ennesimo scalino morenico ci si affaccia sulla conca che poi si stringe verso la vetta, ora più visibile, mentre sulla sinistra si intravede quel che resta del ghiacciaio dell’Alpe Sud che, volendo, si può raggiungere seguendo una traccia che risale il pendio con ometti di segnalazione.

Arrivati ai piedi del Sobretta il tracciato si inerpica in maniera più decisa sulla costa sfasciumosa, sempre evidente, fino al punto in cui la stradella si perde (al momento) fra le rocce e diventa ripido sentiero su sassi mobili. In breve però si è sotto il filo di cresta e la cima, con la croce a vista. Un ultimo tiro e si è arrivati. La vetta vera è di poco spostata lungo la cresta e si raggiunge senza problemi in cinque minuti.

 

In cima al Sobretta

Il panorama è vastissimo e, per un regalo del cielo, anche io e il mio collega Enrico, compagno di tante avventure montane, abbiamo potuto apprezzarlo almeno in parte grazie a una provvidenziale schiarita che ha squarciato le nuvole all’arrivo in vetta, aprendo sotto i nostri piedi la Valfurva (ma, purtroppo, non le cime dell’Ortles-Cevedale esattamente davanti a noi) e, sull’altro versante, la Val Sobretta e la costa della Cima Bianca (raggiunta dagli impianti di Bormio 3000) e della Vallecetta, con la conca dei famosi Bei Laghetti (di nome e di fatto) dal colore eccezionalmente turchese. Ripeto: in un giorno limpido questa cima (che peraltro fa sempre la sua figura se vista dalla Valfurva) non delude mai.

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