Cima Trappola, il tetto della Lessinia

In discesa sulla panoramica cresta di Cima Trappola (Mafrici)
In discesa sulla panoramica cresta di Cima Trappola (Mafrici)
Cima Trappola (Mafrici)

I panorami dalla Lessinia, specie nelle giornate di inversione termica, non deludono mai. E allora, visto che il tempo è quello giusto, non può mancare la facile camminata fino a Cima Trappola, che con i suoi 1.865 metri è il «tetto» dell’altopiano. La quota relativamente modesta non deve ingannare perché, come tutte le tranquille vette della Lessinia, anche questa è estremamente panoramica in ogni stagione. Il bello delle cenerentole... Si sale senza difficoltà partendo da San Giorgio, oppure dai Parpari, allungando un po’ il percorso.

Chi vuole allungare ancora di più, e aggiungere un po’ di dislivello, può partire da Giazza o dal Revolto, cioè dall’alta Val d’Illasi. Io, avendo come al solito poco tempo, ho scelto il percorso più rapido, e cioè il primo, da San Giorgio, realizzando un anello con discesa dal Vallon Malera (ma si può anche fare il contrario). Lasciata l’auto nel piazzale, si sale subito a sinistra nel Vallon seguendo il sentiero 287 (segnalazioni sbiadite), ai piedi del Castel Gaibana.

Con tanta neve sono essenziali le ciaspole, se invece la copertura bianca è scarsa, e affiora il ghiaccio, potrebbero venire utili i ramponcini. In ogni caso si sale lungo il Vallon tenendo tendenzialmente la destra, puntando al valico sotto Castel Malera, che si può anche raggiungere senza percorso obbligato. Sbucati sul crinale (dove c’è una pozza), senza raggiungere il passo Malera, si sale a sinistra direttamente, e ripidamente, oppure a zigzag fino a incrociare il tracciato principale, che si segue poi fino a sbucare poco sotto il dosso di Bella Lasta invaso dai mughi, che si affaccia sull’alta Val d’Illasi e ci mostra la nostra meta ormai vicina.

Salendo il panorama si allarga e regala subito delle belle emozioni visive. Si scende leggermente sul versante di Giazza lungo un sentierino tra i mughi (attenti al ghiaccio), che traversa poi in piano prima di risalire sulla cresta a sinistra (che seguiremo in discesa). La traccia sale sulla dorsale portandoci agevolmente fino al cartello di legno di Cima Trappola. Il panorama, come detto, è davvero splendido: a nord tutto il Gruppo del Carega, che si allunga fino al Plische e alla Catena delle Tre Croci, con la Val di Revolto che precipita sotto i nostri piedi.

Poi sull’altro versante, il Gruppo di Brenta e, a scendere, la Presanella con i suoi tanti dignitari, il Carè Alto e le vette dell’Adamello fino al Cornone di Blumone. E, naturalmente, l’immancabile cordata di vette del monte Baldo. In primo piano l’altopiano della Lessinia e Castel Gaibana, con l’arrivo del vecchio impianto di risalita. E ancora, davanti a noi, la cresta di Castel Malera. A sud la pianura, nei giorni di inversione termica, appare come un grande mare di nebbia, con gli Appennini a chiudere l’orizzonte, i colli Berici che sembrano isole fra le onde e la Val d’Illasi che sfocia nel grande mare padano con il suo «delta».

Niente male per una cima che si raggiunge in un’ora o poco più dal parcheggio! Dopo essersi riempiti gli occhi di bellezza, si taglia in breve verso destra accanto ai mughi fino ad affacciarsi sul sottostante Vallon, con la scura parete di Castel Gaibana e il bordo dell’altopiano che sprofonda nella trentina Val dei Ronchi. Si tiene la cresta fino a ricollegarsi al sentiero che, prima della Bella Lasta, scende verso sinistra fino a passo Malera (1.722 m), dove sbuca anche il sentiero che arriva da Giazza. Il passo è protetto da una trincea della Grande guerra ancora in ottimo stato.

Dal passo si segue la larga traccia che si abbassa nel Vallon Malera e che presto, seppure coperta dalla neve, diventa una stradina che in basso sfiora la malga superiore e raggiunge un bivio segnalato, nei pressi del Buso di malga Malera, dove a sinistra si scollina verso Conca dei Parpari, mentre a destra si ritorna a San Giorgio. Poco sopra il bivio c’è il rifugio Malga Malera (1.561 m), sempre aperto, classica meta di questa parte orientale dell’altopiano che è caratterizzata dalla presenza di numerose doline, le Buse, che segnano le ondulazioni lessiniche. In venti minuti si torna a San Giorgio. L’intero anello si percorre in due ore e mezza.

Claudio Mafrici (claudio.mafrici@larena.it)