DEALCOLAZIONE

Vino annacquato, la proposta Ue «un inganno legalizzato»

Bottiglie di vino su uno scaffale al supermercato
Bottiglie di vino su uno scaffale al supermercato

La Coldiretti ha annunciato che la proposta di legittimare la pratica della dealcolazione dei vini a denominazione di origine non è la sola discutibile novità in arrivo dall’Ue. Togliere l’alcol dal vino ed aggiungere acqua segue infatti, sottolinea Coldiretti, la proposta di introdurre etichette allarmistiche sulle bottiglie di vino per scoraggiarne il consumo, prevista nella Comunicazione sul «Piano d’azione per migliorare la salute dei cittadini europei», nel quale si afferma che la Commissione «proporrà un’indicazione obbligatoria della lista degli ingredienti e delle indicazioni nutrizionali sulle bevande alcoliche entro la fine del 2022 e degli allarmi salutistici entro la fine del 2023», rivedendo anche la «politica di promozione sulle bevande alcoliche».

 

«Non può essere permesso di chiamare ancora vino un prodotto, sottolinea la Coldiretti, in cui sono state del tutto compromesse le caratteristiche di naturalità per effetto di trattamento invasivo che interviene nel secolare processo di trasformazione dell’uva in mosto e quindi in vino. Un inganno legalizzato per i consumatori che si ritrovano a pagare l’acqua come il vino. «L’introduzione della dealcolazione parziale e totale come nuove pratiche enologiche rappresenta un grosso rischio ed un precedente pericolosissimo e che metterebbe fortemente a rischio l’identità del vino italiano e europeo, anche perché la definizione “naturale” e legale del vino vigente in Europa prevede il divieto di aggiungere acqua», conclude il presidente della Coldiretti Ettore Prandini. La preoccupante novità arriva peraltro in un momento difficile per il settore.

 

«La proposta di Bruxelles di una dealcolazione parziale e totale del vino che verrebbe sostituito con l’acqua, oltre ad essere rischiosa per garantire la qualità dei prodotti del settore, è un’idea assurda e senza senso», è il commento di Andrea Sartori, della Casa Vinicola Sartori. «La tradizione enologica italiana è prima nel mondo», prosegue, «e le aziende vitivinicole a essa collegate sono un patrimonio, non solo nazionale ma internazionale, che fan parte delle eccellenze “Made in Italy“. Se l’Ue accogliesse questo indirizzo, i nostri vini classici veronesi, etichette doc e docg, sarebbero solo degli antichi ricordi, che verrebbero sostituiti da surrogati che potrebbero essere prodotti da chiunque, favorendo la contraffazione e arrecando all’enogastronomia italiana un danno economico incalcolabile», conclude.

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