L'indagine

Valpolicella, sempre più aziende sulla strada dell'enoturismo

Vigneti a San Pietro in Cariano (foto Madinelli)
Vigneti a San Pietro in Cariano (foto Madinelli)

Covid o no, emergenza o no, la tendenza è chiara e la strada segnata: per i prossimi anni sette aziende della Valpolicella su 10 intendono investire in enoturismo.

È quanto emerge dall’indagine interna effettuata dal Consorzio Tutela Vini Valpolicella in occasione della "Valpolicella annual conference" che ha previsto due giorni di convegni, degustazioni e approfondimenti solo in formato digitale. Secondo i dati raccolti su un campione di circa un terzo delle aziende del territorio, dopo un 2020 chiuso a -9,6% sul fronte delle vendite di vino made in Valpolicella, l’ospitalità sarebbe la chiave di volta per la ripartenza nello scenario post-Covid e segmento importante nel quale l’area vitivinicola ha ancora molto potenziale inespresso.

Se la vendita diretta al pubblico è una prassi ormai piuttosto diffusa su tutto il territorio e in ogni tipologia di azienda, le realtà che si sono lanciate nell’hospitality rappresentano solo il 28 % e tra queste ci sono B&B nel 39% dei casi, visite e degustazioni in cantina per il 32% e servizi di ristorazione nel 13% di casi. Per il presidente del Consorzio, Christian Marchesini, ce n'è abbastanza per guardare al futuro con fiducia purché ci sia collaborazione tra enti e figure che operano in ambito turistico: “La propensione all’investimento è un dato molto positivo per l’economia di tutto il nostro territorio, un segnale di rilancio forte che però per concretizzarsi ha bisogno del supporto di tutti gli attori istituzionali che ruotano attorno alla gestione del prodotto turistico".

Il Consorzio, garantisce Marchesini, è pronto a fare la sua parte: "Sarà in prima fila per supportare le aziende che decideranno di investire in questa direzione attraverso un cospicuo lavoro di rete, ma anche attraverso la formazione e la promozione”.

Camilla Madinelli