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La storia

Maurizio, Andrea e il liquore alla genziana: «Ora vogliamo farla crescere in Lessinia»

Maurizio e Andrea Brunelli e il loro amaro artigianale Ensiana FOTO PECORA
Maurizio e Andrea Brunelli e il loro amaro artigianale Ensiana FOTO PECORA
Maurizio e Andrea Brunelli e il loro amaro artigianale Ensiana FOTO PECORA
Maurizio e Andrea Brunelli e il loro amaro artigianale Ensiana FOTO PECORA

Un negozio del paese, chiuso da diversi anni, che rinasce laboratorio artigianale. Un ricetta che diventa idea d’impresa. Hanno spirito da vendere, Maurizio Brunelli e il figlio Andrea: da poco in pensione dalle ferrovie il primo, è consulente informatico trentenne il secondo, hanno avuto l’intuizione di iniziare a produrre un liquore a base di genziana.

 

Come è nata l'idea di produrre un liquore

Lo spunto? Una ricetta che papà provava a perfezionare da tempo. «Era aprile 2019, avevamo appena terminato un pranzo di famiglia», esordiscono padre e figlio, «e abbiamo pensato: perché non far conoscere il nostro liquore?».

Non è il classico amaro o distillato alle erbe, interviene Andrea, ma un «enolito»: soluzione che si ottiene dalla macerazione nel vino con parti essiccate di piante. Tutto viene lavorato a freddo, con lentezza, metodi artigianali e pazienza. Così, a Lugo di Grezzana, dove si sfornavano panini e pagnotte, adesso viene prodotto e imbottigliato l’amaro artigianale Ensiana, al quale di recente si è affiancata una seconda etichetta, Bacca Nera.

 

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La genziana in Lessinia?

Perché «ensiana», in dialetto, significa genziana: pianta che nelle radici racchiude innumerevoli proprietà (digestive, toniche, febbrifughe, depurative e termoregolatrici). «In passato la genziana era molto diffusa e cresceva rigogliosa sulle nostre montagne», evidenzia Andrea, ma la raccolta incontrollata ha causato quasi l’estinzione della specie, che oggi infatti è protetta.

Attualmente, Maurizio e Andrea si riforniscono di materia prima attingendo dalle coltivazioni presenti in Abruzzo, dove il liquore a base di genziana è una tradizione. Ma il loro sogno è riportare la genziana sulle montagne veronesi, in maniera graduale e controllata, con il progetto sperimentale «Radici in Lessinia». In un piccolo appezzamento di un apicoltore, a Valdiporro, lavorano la terra e provano a far attecchire le pianticelle.

Ma ci vuole pazienza: una radice impiega dai cinque ai 10 anni per svilupparsi e diventare utilizzabile. Altra iniziativa che sta coinvolgendo la famiglia Brunelli, compresa mamma Maria Teresa Caridi, che segue la contabilità, e la fidanzata di Andrea, Serena Castellani, che si occupa dei social. Nel laboratorio di Lugo, aperto lo scorso agosto, è tutto un fermento di idee. E di macerazioni, seguite con attenzione da Maurizio: dalla preparazione delle radici, pulite e tagliate a mano, fino all’incontro, senza processi chimici, della genziana con i vini del territorio, in modo da valorizzare i prodotti locali.

È stata quest’ultima la parte più difficile, assieme all’immancabile burocrazia: partire da procedimenti e dosi che erano stati suggeriti a Maurizio da un ristoratore abruzzese, vent’anni fa; affinare la ricetta, per far incontrare gusto amaro della radice ed eleganza del vino, ottenendo un fine pasto gradevole da sorseggiare e originale. Per fare questo, dicono, «fondamentali sono stati gli assaggi di parenti e amici». Ora brindano alla salute di Andrea, che si divide ancora tra ufficio, laboratorio, bar e ristoranti nei quali appena può si reca a raccontare le caratteristiche dell’amaro di famiglia. Zaino sulle spalle e sorriso, determinazione e speranza di trasformare quest’attività nel lavoro della vita. •.

Marta Bicego

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