CONCAMARISE.

La Bellucci «vola» sulle scope fabbricate dal maestro veronese Giulio Lonardi

L'attrice sta girando a Cinecittà la commedia che uscirà a fine anno
Monica Bellucci. Da sinistra Fabrizio e Giulio Lonardi con le scope inviate a Cinecittà
Monica Bellucci. Da sinistra Fabrizio e Giulio Lonardi con le scope inviate a Cinecittà

C'è anche un po' di Concamarise nel film «La Befana vien di notte 2 - Le origini», che arriverà sui grandi schermi tra la fine del 2021 e l'inizio del 2022. Le scope di saggina usate nella commedia diretta da Paola Randi - pellicola con un cast d'eccezione formato da Monica Bellucci, Zoe Massenti, Alessandro Haber, Herbert Ballerina, Corrado Guzzanti e Fabio De Luigi - provengono infatti dal più piccolo paese della Bassa veronese. Sono state realizzate da Giulio Lonardi, 94 anni, uno dei padri fondatori della confraternita dei «Nostalgici del tabar» di Sant'Antonio Abate.

Si tratta di 12 scope commissionate per questo film e letteralmente «volate», lo scorso febbraio, da Concamarise agli studi di Cinecittà, a Roma. Pezzi unici, firmati e numerati come vere e proprie opere d'arte, creati dalle abili mani dell'ultimo costruttore di scope di saggina della zona, custode di un'arte un tempo molto diffusa nelle campagne veronesi ed oggi ormai scomparsa. Le riprese del film, ambientato nel XVIII secolo, sono iniziate a Roma lo scorso marzo e raccontano gli antefatti della precedente pellicola del 2018 «La Befana vien di notte». A volare su una delle «scope magiche» costruite da Lonardi sarà la bellissima Monica Bellucci nei panni di una strega buona. Ma come si è arrivati a scegliere le scope di Concamarise? I contatti e le trattative sono avvenuti in gran segreto lo scorso dicembre perché non era gradita la pubblicità prima che iniziassero le riprese del film. «Siamo stati chiamati telefonicamente da Cinecittà che ha visto la nostra pagina Facebook dove pubblichiamo i lavori e le iniziative che facciamo», riferisce Fabrizio Lonardi, presidente dei «Nostalgici del tabar» e nipote di Giulio, «ci hanno chiesto se potevamo inviare 12 scope spiegandoci che sarebbero servite per un film ambientato nel passato. Quindi, abbiamo fornito alla produzione diverse foto e le misure, ed infine ci hanno detto che rispondevano al modello che cercavano». «Gliene abbiamo fornite di diversi tipi, tutte con la firma del costruttore incisa sul manico», aggiunge Lonardi, «quattro di saggina classica, quattro di sanguinello (arbusti molto resistenti) e altre fatte con rami ancora più robusti, poi le abbiamo rinforzate per garantire una maggiore tenuta e durata». La materia prima usata per le scope è coltivata da alcuni soci della confraternita, che nel 2016 hanno recuperato e selezionato la semente di antiche varietà di saggina che non era più coltivata nei campi. Il manico delle scope è di legno di salice o sambuco. I manufatti sono stati ritirati a febbraio. «Siamo orgogliosi di aver dato un piccolo contributo a questo film», conclude Lonardi, «e quando a dicembre andremo a vedere il film potremo dire a tutti che quelle scope vengono da Concamarise».

LIDIA MORELLATO

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