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Eccellenze della sanità

Trapianti, Verona in prima fila: le donazioni sono cresciute del 20 per cento

Gli interventi sono stati 150: 84 di rene, 49 di fegato e 17 di cuore. Novità il possibile espianto di organi da cuore fermo da 20 minuti
Donazione e trapianti di organi.  La presentazione dei risultati positivi del 2023
Donazione e trapianti di organi. La presentazione dei risultati positivi del 2023
Donazione e trapianti di organi.  La presentazione dei risultati positivi del 2023
Donazione e trapianti di organi. La presentazione dei risultati positivi del 2023

Abbiamo raccontato, ieri, la storia di Amelia, la bimba di tre anni che è ricoverata a Borgo Trento, da oltre sei mesi, nell’attesa del trapianto salva-vita: un cuore nuovo.

Ora, sempre dall’ospedale Maggiore, arrivano notizie confortanti, benché non (ancora) per il caso specifico di Amelia. Perché a Verona si è compiuta una rivoluzione vitale. Nel pieno senso del termine. Donazione e trapianti di organi: l’Azienda ospedaliera universitaria integrata è riuscita a coordinare i propri reparti come mai prima d’ora, in modo da massimizzare il numero dei donatori ideali. Un lavoro di squadra che ha fruttato un risultato di grande rilievo, con l’aumento delle donazioni del 20 per cento nei primi nove mesi del 2023 (gennaio-settembre) rispetto al 2022.

I numeri

In numeri assoluti, fino a settembre i trapianti effettuati nell’apposito Centro dell’Azienda ospedaliera sono stati 150: 84 di rene, 49 di fegato e 17 di cuore. Il margine di crescita, com’è stato reso noto ieri, a Borgo Trento, nella relazione dei vertici dell’Aoui e dei coordinatori del Centro trapianti, è stato trovato anche grazie a una pratica nuova.

Ovvero, l’espianto di organi da cuore fermo da 20 minuti. Con questa modalità, Verona si è resa protagonista di un grande primato: lo scorso giugno è stato effettuato un espianto combinato di cuore e polmoni. Il ricevente è stato dimesso e oggi sta bene.

I risultati

«Risultati di questo livello sono possibili grazie all’impegno di tutto lo staff e all’organizzazione», ha commentato la direttrice sanitaria Matilde Carlucci, affiancata dal direttore generale Callisto Marco Bravi, e dalla coordinatrice locale trapianti, Marilena Casartelli Liviero. Quest’ultima ha spiegato: «A fronte di una carenza di organi sempre presente, abbiamo messo in atto strategie che ci hanno portato, a fine settembre, a battere il record di donazioni dell’anno scorso».

Grazie a una collaborazione molto più stretta con gli altri reparti ospedalieri, oltre alla terapia intensiva, è stato abbassato il numero delle cosiddette «morti infruttuose»: quelle in cui finora, per vari motivi, non veniva applicato l’espianto, «sprecando» possibili donazioni. E poi il successo della donazione da cuore fermo che, pur restando minoritaria, ormai supporta in modo considerevole la donazione «classica» da morte encefalica.

Espianto a cuore fermo

«Al contrario di altri Paesi, in Italia le donazioni sono state limitate dal protocollo che impone un’attesa di 20 minuti, dal cessare del battito cardiaco, per decretare il decesso. Altrove il tempo di osservazione è molto inferiore», ha aggiunto Casartelli Liviero. «Ma il “limite” italiano, abbiamo scoperto, oggi si può superare grazie alle nuove tecnologie». Ovvero, gli organi – perfino il cuore stesso – vengono trattati per sopportare l’assenza di circolazione sanguigna per 20 minuti, e oltre, senza subire danni irreparabili, e tornando funzionali una volta impiantati nel ricevente.

«In Italia», ha aggiunto Giovanni Battista Luciani, direttore della Cardiochirurgia dell’Aoui, «sono stati eseguiti nove trapianti di questo tipo, di cui quattro in Veneto, fra Verona e Padova». Luigino Boschiero, direttore della Chirurgia dei trapianti di rene, ha ricordato che «i risultati di oggi, a Verona, sono frutto di mezzo secolo di ricerca e attività nel campo dei trapianti, a cominciare dal luminare Piero Confortini, cui è intitolato il Polo chirurgico».

Al tavolo anche Amedeo Carraro, direttore dei Trapianti epatici, e Laura Zampicinini, coordinatrice infermieristica per Donazioni-Trapianti. In conclusione, il dg Bravi ha ringraziato non solo lo staff ospedaliero, ma anche «i veronesi, che restano saldi nella cultura del dono. A fronte di una prognosi infausta, dopo la comunicazione alla famiglia, i casi di rifiuto alla donazione rappresentano solo il 14% (la media nazionale è del 29%)».

E Amelia? Un cuoricino compatibile con la piccola «tarda a essere trovato», ha spiegato Leonardo Gottin, direttore della Terapia intensiva cardio-toracica-vascolare, «perché la platea di possibili donatori per i pazienti pediatrici è ristretta. La ricerca, comunque, prosegue in Italia e in Europa. L’equipe che segue la bambina, nel frattempo, sta facendo il massimo per metterla nelle condizioni di poter aspettar».

Lorenza Costantino

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