attesa una recrudescenza del virus

Persa la memoria... immunologica, dopo il Covid torna l'influenza. L'infettivologo: «E sarà ancora più severa»

Secondo le previsioni potrebbe colpire centomila veronesi. La colpa è anche del Covid. Concia: «La scarsa circolazione del virus negli ultimi due anni ha ridotto l'immunità nella popolazione». L'appello a vaccinarsi
Una coppia influenzata: il virus metterà a letto migliaia di veronesi
Una coppia influenzata: il virus metterà a letto migliaia di veronesi
Una coppia influenzata: il virus metterà a letto migliaia di veronesi
Una coppia influenzata: il virus metterà a letto migliaia di veronesi

Tra sistema immunitario «imballato», dopo due anni e mezzo di mascherine, e misure di igiene straordinarie ora quasi del tutto abbandonate, l’influenza stagionale quest’anno minaccia di mettere a letto molte più persone. Potrebbe colpire fino al dieci per cento della popolazione, facendo ammalare circa 100mila veronesi, stima il professor Ercole Concia, infettivologo e già direttore dell’Unità di Malattie infettive dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona.

Le previsioni dell'infettivologo

La previsione si basa sui dati registrati in Australia, dove l’epidemia di influenza si sta concludendo in queste settimane. «Quei dati», spiega Concia, «hanno rilevano un’evidenza recrudescenza del virus, con una diffusione ai livelli pre pandemia. Si prevede che quest’inverno l’influenza tornerà in maniera severa anche alle nostre latitudini. A far temere maggiormente è la riduzione dell’immunità nella popolazione, legata alla scarsa circolazione dei virus influenzali negli ultimi due anni».

Negli ultimi anni epidemia ai minimi storici

Complice l’introduzione di massicce misure di contenimento del Covid, l’epidemia influenzale del 2020 era stata ai minimi storici: un caso ogni mille abitanti, contro i 6,6 per mille dell’anno precedente. Nel 2021 il virus aveva ripreso vigore, ma l’incidenza dei contagi non aveva comunque superato la soglia dei quattro casi ogni mille abitanti.

La memoria immunologica si è affievolita e così «ora che la mascherina non si indossa quasi più e la disinfezione delle mani è una buona pratica pressoché scomparsa, ci dobbiamo aspettare un’epidemia influenzale di entità maggiore», afferma il professore. Un ritorno al passato, insomma, «con conseguenti implicazioni dal punto di vista sia clinico che sociale».

Il messaggio di Concia è chiaro: non sottovalutiamo l’influenza. Rimane, infatti, una malattia infettiva gravata da complicanze soprattutto nei soggetti più fragili, come gli anziani e i pazienti con comorbidità e immunodepressi, che rappresentano la fascia di popolazione maggiormente esposta, ma anche la stessa che può beneficiare di più della vaccinazione, «che è la forma di prevenzione principale assieme alla corretta interpretazione delle norme igienico-sanitarie di base», ricorda l’infettivologo.

L'appello per la vaccinazione

La campagna di vaccinazioni contro l’influenza è partita ieri. I medici di famiglia si stanno approvvigionando delle dosi e la Ulss 9 le fornisce pure quest’anno alle farmacie territoriali, dove per la prima volta è anche possibile vaccinarsi gratuitamente, purché si rientri nella categoria degli aventi diritto.

L’appello è di immunizzarsi quanto prima, a partire ovviamente da fragili e anziani, tra i quali il tasso di adesione («migliorabile», precisa Concia) si aggira intorno al 60 per cento. «Il vaccino agisce a due settimane di distanza dalla somministrazione e la copertura dura sei mesi. Stando sempre ai dati epidemiologici provenienti dall’Australia, possiamo aspettarci che il picco dell’epidemia influenzale anticipi rispetto al solito. Probabilmente sarà tra dicembre e gennaio».

Ma come spiega Concia, «è importante sottoporsi alla vaccinazione anche perché i sintomi dell’influenza, ossia febbre, tosse e dolori articolari, sono quasi sovrapponibili a quelli del Covid-19 e ci sarà un momento, durante l’inverno, in cui le due epidemie si troveranno a convivere. Ma lo ripeto, siamo di fronte a due malattie che possono essere prevenute», afferma.

Laura Perina