Sanità

Il Consiglio di Stato dice no ai «super Oss» della Regione Veneto

Operatori sanitari
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Anche il Consiglio di Stato dice no ai «super Oss» della Regione Veneto contro i quali si era schierato, a livello nazionale, il sindaco di Garda e deputato, Davide Bendinelli.

E' arrivata la seconda «bocciatura preliminare», dopo la prima da parte del Tar Veneto, per la delibera della Regione che voleva conferire presunte «competenze superiori» agli Oss, cioè agli operatori socio-sanitari i quali, nel sistema sanitario regionale, «verrebbero a svolgere mansioni di pertinenza degli infermieri, appositamente formati e laureati». Il sindaco di Garda e deputato di Italia Viva aveva contribuito ad aprire un fronte contro la Regione. Bendinelli, ex-assessore regionale proprio di Luca Zaia quando militava in Forza Italia, aveva co-firmato una interpellanza urgente assieme ai colleghi Sara Moretto e Lisa Noja, presentata in aula da Maria Elena Boschi.

«Il 16 marzo 2021», aveva sottoscritto il deputato di Garda, «la giunta del Veneto ha emanato la delibera numero 305, che approva il “Percorso di formazione complementare in assistenza sanitaria dell'operatore socio-sanitario”. La delibera...è finalizzata all'inserimento degli operatori socio-sanitari in sostituzione del personale infermieristico nelle strutture socio-sanitarie per anziani della regione.

Con nota del 29 marzo 2021 la Fnopi, Federazione nazionale ordini professioni infermieristiche, il coordinamento degli ordini delle professioni infermieristiche della regione Veneto, ha dichiarato "irricevibile" la "possibilità di utilizzare gli operatori socio-sanitari per lo svolgimento di atti propri dell'assistenza clinica del paziente di competenza esclusiva di medici ed infermieri", sottolineando che la delibera pone a serio rischio sia la persona assistita che gli stessi operatori, configurando anche profili di dubbia legittimità e responsabilità professionale». Il coordinamento degli Ordini delle professioni infermieristiche veneto aveva chiesto, pertanto, «la sospensione immediata dell'atto» annunciando ricorsi. «Molte strutture venete non sono tipicamente residenze sanitarie assistenziali ma centri servizi per anziani residenziali che, da pianta organica, non presentano neppure un direttore sanitario e gli utenti sono seguiti dai medici di base», hanno ripreso Bendinelli e le colleghe. «Il diritto all'assistenza nelle residenze sanitarie assistenziali deve garantire la sicurezza degli ospiti e il mantenimento di standard assistenziali e sanitari adeguati».

Il Tribunale del Veneto aveva sospeso, nel luglio scorso, la delibera regionale e ora è arrivato il secondo stop, quello del Consiglio di Stato. Il che potrebbe facilmente preludere ad una bocciatura anche nel merito, visto che il ricorso si discuterà a metà dicembre 2021. Il Consiglio di Stato, con un provvedimento cautelare del 30 agosto, ha confermato la decisione del Tar del 9 luglio 2021 sulla sospensiva della delibera numero 305 del 16 marzo 2021. «Ritenuto che le questioni dedotte con il ricorso in appello meritino adeguato approfondimento in sede di cognizione piena (essendo peraltro già fissata l’udienza di merito in primo grado per la data del 15 dicembre 2021) e, che nelle more, nel bilanciamento fra i contrapposti interessi», hanno scritto i cinque giudici del Consiglio di Stato, «non appare sussistere il pregiudizio posto a fondamento della domanda cautelare e che, al contrario, come già rilevato nella sede cautelare monocratica, l’eventuale esecuzione del provvedimento impugnato in primo grado determinerebbe conseguenze procedimentali e provvedimentali tali da rischiare di vanificare gli effetti della decisione di merito», è stato respinto il ricorso della Regione Veneto che tentava di ribaltare la decisione del Tar.

Insomma: gli Oss dovranno fare quello per cui hanno studiato e non le mansioni anche degli infermieri grazie ad un corso promosso della Regione. Regione quindi, che adesso è stretta nella duplice morsa della carenza di personale nelle Rsa e dalla necessità di sospendere i No-Vax che, nelle case di riposo, sono ancor più numerosi che tra i dipendenti del sistema sanitario regionale. Si dovrà cercare e trovare una difficile soluzione per evitare che alcune Rsa anche del Veronese siano costrette a chiudere i battenti.

Gerardo Musuraca

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