Esonero del ticket per i malati di fibromialgia, la Regione Veneto passa la "palla" allo Stato

70mila esenti dal ticket
70mila esenti dal ticket
70mila esenti dal ticket
70mila esenti dal ticket

«Siamo soddisfatti a metà perchè il Consiglio del Veneto ha approvato la nostra mozione solo in parte. Abbiamo cercato di dare una mano agli ammalati di fibromialgia ma dobbiamo prendere atto che la giunta del presidente Zaia ha dato una indicazione per cui la Regione non intende esentare dai ticket sanitari gli esami diagnostici per i veneti ammalati di questa patologia». A dirlo è la vicepresidente della Quinta Commissione regionale del Veneto, la veronese Annamaria Bigon.

 

L’esponente scaligera del PD aveva firmato, il 2 febbraio assieme ad altri cinque consiglieri tra cui l’esponente di Verde Europa Cristina Guarda, originaria di Lonigo ma «veronese acquisita» perchè abita nell’est veronese, una mozione per esonerare dai ticket chi soffre di fibromialgia. Il documento era stato sottoscritto anche dal capogruppo del partito Democratico, Giacomo Possamai e dai colleghi Francesca Zottis, Andrea Zanoni oltre che da Arturo Lorenzoni, gruppo Misto. «La Regione inserisca le prestazioni mediche per la diagnosi e cura della fibromialgia nei Lea (livelli essenziali di assistenza, n.d.r.) regionali aggiuntivi in attesa di una decisione a livello nazionale», era stata la richiesta.

 

«Questa patologia interessa in Italia quasi quattro milioni di persone, nella stragrande maggioranza donne», ha proseguito la Bigon, «e a Verona e nel resto del Veneto, ce ne sono centinaia se non migliaia». La fibromialgia è una malattia reumatica cronica caratterizzata da dolore diffuso, astenia e rigidità muscolare, la cui causa è ancora sconosciuta.

 

«Nonostante gli inviti del Parlamento Europeo agli Stati membri e il parere del Consiglio Superiore della Sanità, nel nostro Paese siamo ancora indietro: la fibriomialgia non è riconosciuta come malattia invalidante e non è prevista alcuna esenzione dal ticket. La Regione però potrebbe agire autonomamente e non sarebbe la sola visto che alcuni consigli quali quelli di Lombardia, Emilia Romagna, Sardegna e Valle d’Aosta, oltre a quelli delle Province autonome di Bolzano e Trento, hanno già deliberato affinché esami e terapie siano inseriti nei Livelli essenziali di assistenza aggiuntivi», avevano spiegato i firmatari.

 

«Il 16 febbraio il Consiglio del Veneto ha discusso la mozione», ha detto la Bigon, «ma ha approvato solo la parte che chiedeva di intervenire nei confronti dello Stato affinché la fibromialgia venga inserita nei Lea. Non si capisce però perché la Regione non possa prendere, nel frattempo, un impegno analogo per evitare esborsi agli ammalati veneti. Per una sanità definita in ogni occasione di eccellenza dalla maggioranza è impossibile fare questo passaggio?”, ha chiesto l’esponente del PD scaligero.

 

«La mozione», ha chiuso, «è stata discussa a Palazzo Ferro Fini e votata per parti separate: è stata bocciata la richiesta di un impegno della giunta veneta per l’inserimento delle cure della malattia nei Lea aggiuntivi regionali. Secondo noi approvare la parte che compete allo Stato non basta: si sarebbe dovuto fare un passo un più esentando, nel frattempo, i veneti dal pagamento del ticket. La malattia è invalidante e non ancora riconosciuta a livello statale: ciò costringe le persone già sofferenti a pagare ticket per esami o anche ad andare all’estero per farsi curare. In Veneto si poteva essere capofila di questa iniziativa e aiutare gli ammalati». 

Gerardo Musuraca

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