L'intervista

Crisanti: «Giusto mantenere le mascherine in classe, questione etica»

A giustificare la decisione di mantenere le mascherine a scuola «non è tanto una ragione scientifica ma un problema di carattere etico, perché ci sono bambini con condizioni di salute gravi che li rendono vulnerabili» ed è dovere dello Stato proteggerli, nel momento in cui gli vengono affidati. Così Andrea Crisanti, ordinario di microbiologia all’Università di Padova ad Agorà Extra, su Rai Tre, in merito alla decisione del governo di proseguire con utilizzo di mascherine in classe fino al termine dell’anno scolastico, diversamente da quanto previsto per altre attività al chiuso, incluse le discoteche.
«Una famiglia che affida alla scuola un bambino che ha avuto, ad esempio, una leucemia, - afferma Crisanti - fa di tutto per proteggerlo e si aspetterebbe che, quando lo manda a scuola, lo Stato applichi gli stessi riguardi. Quando si manda un bambino a scuola lo si affida totalmente, anche nella salute, quindi è chiaro che bisogna fare il possibile per proteggerli.
È un problema di carattere etico, non scientifico, perché le mascherine, a livello individualmente proteggono», anche se «non hanno un impatto nel limitare la circolazione di un virus con una trasmissione così alta come quello attuale».

 

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Per fermare la diffusione di Omicron «la mascherina non serve», ma «non bisogna far passare il concetto che sia sbagliata. Ci sono persone che dovrebbero invece continuare a usarla, come fragili e chi si prende cura di
loro». «Bisogna cambiare paradigma: non si deve evitare la trasmissione del virus ma dobbiamo capire come proteggere i fragili che, se si prendono il Covid, perdono la vita». Quello alle mascherine per il microbiologo Andrea Crisanti non è né un addio né un arrivederci, «perché tutto dipenderà da cosa accadrà a settembre e ottobre e dalla protezione dei vaccini». Di certo, anche dopo l’abolizione dell’obbligo nella maggior parte delle attività al chiuso «dovrebbero continuare a utilizzarla i fragili, che sono una fasce di persone abbastanza numerosa, basti pensare agli oltre 5 milioni di over 80, a cui aggiungere i pazienti oncologici, gli immunodepresssi e tutti quelli in trattamento con cortisone: arriviamo facilmente a 8-9 milioni di persone».
Sicuramente, secondo Crisanti, per fermare un virus così trasmissibile «non basta la mascherina» e neppure il lockdown scelto dalla Cina. L’approccio della tolleranza zero contro il virus, «in passato ha salvato tantissime vite e, all’inizio della pandemia, ha permesso a chi l’ha  applicata di riaprire attività. Ma è stato possibile perché l’infezione aveva un indice di trasmissione basso, intorno a due, e non avevamo vaccini. Ora la situazione è completamente diversa, abbiamo vaccini che funzionano e un virus con indice trasmissione altissima. E anche la politica della Cina prima o poi cambierà».


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