la riflessione

Abuso di alcol, Crepet: «Un grande giro di soldi dietro la diffusione del vizio»

Il noto psichiatra e sociologo mette in luce la forte «ipocrisia» del Paese: «C'è poca sensibilizzazione sul tema, nessuno parla dei tanti ricoveri per coma etilico tra i giovani. Il bere va di pari passo con l'utilizzo di droghe, le famiglie sono responsabili»
Lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet commenta la crescita del fenomeno dell’alcolismo tra adulti e ragazzi
Lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet commenta la crescita del fenomeno dell’alcolismo tra adulti e ragazzi
Lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet commenta la crescita del fenomeno dell’alcolismo tra adulti e ragazzi
Lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet commenta la crescita del fenomeno dell’alcolismo tra adulti e ragazzi

Abuso di alcol, un pericoloso fenomeno figlio della nostra attuale società, quella che antepone il «Dio denaro» e il business, al benessere collettivo. Si può sintetizzare in queste parole il pensiero dello psichiatra e sociologo Paolo Crepet, perché se c’è qualcosa, di qualsiasi natura essa sia, anche dannosa, «diffusa tra la popolazione con sempre maggiore “generosità”, è chiaro che ci saranno sempre più persone ad usufruirne e in modalità sbagliate». Un’analisi ponderata in cui «purtroppo non c’è nulla di strano ma solo di profondamente pericoloso».

Scandalizzarsi «è un'ipocrisia»

«Non ci dobbiamo meravigliare - sottolinea Crepet - dell’altissima incidenza del problema se i luoghi in cui si vendono alcolici aumentano a dismisura e se gli orari di somministrazione sono sempre più prolungati. Sarebbe da ipocriti scandalizzarsi: dietro a tutto questo c’è un grande giro di soldi, a quanto pare, più importante di tutto. Il Governo dovrebbe introdurre norme ad hoc affinché si trovino soluzioni consapevoli ma è fermo nel suo immobilismo, andrebbe contro a troppe persone che fanno girare questo tipo di economia. E il comportamento delle istituzioni lo dimostra: le licenze per aprire locali sono quadruplicate solo negli ultimi tempi».

Sempre più giovani tra i consumatori di alcol

Un consumo di alcolici e di superalcolici che riguarda anche i ragazzi e sempre più giovani: a partire dagli 11 anni, secondo le rivelazioni nazionali dell’Istituto superiore di sanità. Bambini e adolescenti alla ricerca dello sballo del fine settimana: sono i binge drinking, le «abbuffate» di alcol che possono comparire già intorno ai 13 anni per poi intensificarsi con l’adolescenza e proseguire in età più avanzata. Una «mala gestione» che chiama in causa, «ovviamente», genitori e famiglie. «Le famiglie, in questa partita, hanno una profonda responsabilità, ma anche lì è come sfondare una porta aperta: una volta nelle festicciole dei figli c’era l’aranciata, oggi c’è la birra».

Un problema culturale

Bambini che crescono nella «normalità» dell’uso di alcol. «Facciamo finta di osteggiare il fenomeno quando in realtà ci siamo dentro culturalmente, ma soprattutto economicamente e l’informazione e la sensibilizzazione sono quasi inesistenti - aggiunge Crepet -. In rarissimi casi si parla del coma etilico tra i giovani, sembra non esistere eppure è diffuso. Succede molto più spesso di quanto si possa immaginare».

Perché lo fanno? «L’alcol è un anestetico, non mi riferisco certamente a un bicchiere di vino, parlo di quando il numero di bicchieri cresce e ti stordisce. Ma - dice - dobbiamo raggiungere la consapevolezza che la disinibizione non è un piacere, è solo un rischio per sé stessi e, se ci mette alla guida, anche per gli altri».

Dipendenza e sballo che si affiancano ad altre dipendenze e sballi. «L’uso e l’abuso di droga vanno di pari passo con l’alcol, ma anche di questo non se ne parla perché troppa gente, a tutti i livelli - conclude -, è coinvolta».•.  

Marta Giansanti