<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=336576148106696&amp;ev=PageView&amp;noscript=1">
Il convegno nazionale

Cancro al seno, l'allarme: «In aumento tra le donne under 40»

I medici: «Spesso è aggressivo, ma fatti progressi nella prevenzione e nella terapia. E adesso la gravidanza è divenuta possibile»
La dottoressa Stefania Montemezzi
La dottoressa Stefania Montemezzi
La dottoressa Stefania Montemezzi
La dottoressa Stefania Montemezzi

Fa meno paura, ma colpisce più che in passato e in età sempre più bassa. Il tumore al seno è in aumento tra le giovani donne: per le under 40 si tratta di una patologia che segna un più un per cento circa.

In termini assoluti, si tratta di un incremento che non impatta. Il calo demografico, infatti, fa si che nonostante la maggiore incidenza il numero di nuovi casi sia in diminuzione. Tuttavia, la ricerca fa passi da gigante affrontando nuove sfide come garantire la procreazione nonostante la malattia e provvedendo contemporaneamente alla cura.

L’appuntamento

Il tema è stato al centro del convegno nazionale «Carcinoma della mammella, under 40», organizzato dalla Breast Unit coordinata da Stefania Montemezzi, direttore dell’Unità operativa complessa di Radiologia, con il comitato scientifico dell’Azienda ospedaliero universitaria integrata.

La prima difficoltà che gli specialisti affrontano è quello della diagnosi. Il Sistema sanitario nazionale, infatti, non prevede screening mammografico per le donne giovani e questo tendenzialmente posticipa la diagnosi in una fase già avanzata della malattia.

«Il carcinoma mammario in una donna giovane presenta elevate complessità sia cliniche che gestionali. Si tratta spesso di forme aggressive e in stadio avanzato, ma i miglioramenti tecnologici e l’attività multidisciplinare possono fare molto, soprattutto per le donne ad alto rischio per familiarità. La nostra Breast Unit ha da tempo avviato l’attività di monitoraggio e di sorveglianza stretta», argomenta Montemezzi. La Breast Unit ha, infatti, un ambulatorio dedicato con i chirurghi e il genetista stabilisce le modalità del test genetico per la presa in carico e la sorveglianza di queste donne, con la consulenza oncogenetica.

L’approccio preventivo

Le linee guida internazionali stabiliscono la familiarità con almeno tre casi di carcinoma mammario fra i parenti. Per le donne under 40 viene fatta una Risonanza magnetica e sopra i 35 anche una mammografia. Pei i soggetti che non presentano alto rischio, invece, è l’ecografia il metodo consigliato per un controllo periodico.

Oltre alla prevenzione, i progressi della medicina e della chirurgia molto hanno permesso nella gestione e cura della malattia, anche in gravidanza o in previsione di gravidanze future. «Prima di terapie invasive, che talvolta portano alla sterilità, è possibile prelevare e conservare gli ovociti per pianificare gravidanze future. Inoltre, grazie al biomarcatore verde indocianina interveniamo a livello chirurgico anche durante la gravidanza. Si tratta sempre di casistiche affrontate in multidisciplinarità», spiega Francesca Pellini, direttore dell’Uoc di Chirugia senologica.

Oblio oncologico e normativa: «Serve una legge»

Un altro fronte che nulla ha a che vedere con la medicina ma molto con i pazienti ormai dichiarati guariti, è quello dell’oblio oncologico. Si tratta del diritto, per quanti si sono lasciati la grave patologia alle spalle, di non dover più farne menzione.

Dopo la guarigione da un tumore, infatti, mutui, adozioni o carriere dopo la guarigione non sono così facili da ottenere nemmeno per chi è stato dichiarato clinicamente guarito. Ecco perché anche in Italia serve una legge, come richiede l’Unione europea e come è già avvenuto in altri stati sull’oblio oncologico.

La Camera ha già approvato all’unanimità la proposta presentata fra gli altri da Maria Elena Boschi, che ieri è intervenuta in Gran Guardia in video. La proposta di legge, che verrà discussa in Senato, prevede che, dopo 10 anni dall’ultimo trattamento medico e senza recidive alle persone non venga più chiesto nelle dichiarazioni sullo stato di salute di menzionare la malattia da cui si è tecnicamente guariti.

Ilaria Noro

Suggerimenti