Il parere

Brusaferro, Crisanti e Rezza: «Dopo sei mesi cala la protezione, necessaria la terza dose»

«Oggi è raccomandata per alcune categorie, in particolare quelle più fragili, ma la terza dose di vaccino anti-Covid per tutta la popolazione è uno scenario verosimile». Lo ha riferito oggi il presidente dell’Istituto superiore di sanità, Silvio Brusaferro, a margine di un convegno a Venezia.

«Noi continueremo a fare come abbiamo sempre fatto - ha aggiunto - monitorando sempre la persistenza della risposta immunitaria, e man mano che ci saranno le evidenze del caso, saranno declinate dal punto di vista organizzativo», ha concluso Brusaferro.

«Abbiamo ancora del tempo per decidere sulla terza dose riservata alle persone più giovani, del resto la maggior parte ha cominciato il ciclo vaccinale a ridosso dell’estate e non sono passati i sei mesi per l’ulteriore richiamo». Ha riferito il direttore del dipartimento di Prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza, durante lo stesso convegno. «Stiamo ancora valutando se e quando effettuarla - ha spiegato - guardando anche agli studi effettuati in Israele, dove si è cominciato a immunizzare l’intera popolazione già nei primi mesi dell’anno. Per il resto è normale che i più anziani siano i primi a riceverla, non solo per età, ma anche per cronologia nella vaccinazione», ha concluso Rezza.

 

 

PARLA CRISANTI

«Se non vogliamo che accada quello che stiamo vedendo in Gran Bretagna, la terza dose di vaccino anti-Covid dovrebbero farla tutti. La situazione nel Regno Unito dimostra che l’emergenza non è finita. In assenza di protezione il virus si diffonde anche con una notevole copertura vaccinale». A dirlo Andrea Crisanti, direttore del dipartimento di Microbiologia dell’Università di Padova, su Cusano Italia Tv. Sulla terza dose «c’è un’indicazione di opportunità - continua - perchè sappiamo che la protezione dopo 6 mesi scende in modo significativo, quindi tutte le persone vulnerabili e il personale sanitario dovrebbero farla il prima possibile. Poi c’è un’esigenza di sanità pubblica, perchè la maggior parte delle persone dopo 6 mesi dalla seconda dose diventa molto più suscettibile a trasmettere la malattia e in alcuni casi anche ad ammalarsi, quindi la terza dose deve essere contemplata come un vero e proprio programma di sanità pubblica a lungo termine».

Se ci si pone «l’obiettivo di proteggere subito fragili ed anziani - prosegue Crisanti - è chiaro che va fatta subito a queste due categorie. Se invece l’obiettivo è quello a lungo termine di bloccare la trasmissione, e continuare ad avere una vita come questa, senza le preoccupazioni che ha in questo momento la Gran Bretagna, è chiaro che va fatto a tutti». È probabile che ogni anno, conclude Crisanti, «bisognerà ripetere la vaccinazione. Io penso che si dovrà raggiungere un equilibrio a livello di popolazione tra persone vaccinate e persone guarite che bloccano la diffusione del virus. Eliminare completamente un virus che si è stabilizzato è praticamente impossibile».