PREVENZIONE

Antinfluenzale e antiCovid nella stessa seduta. «Ma ai medici servono le dosi»

Guglielmo Frapporti (Fimmg): «Noi non abbiamo ancora indicazioni chiare su quando iniziare». Viviana Coffele (Ulss 9): «Lavoriamo per fornire ai medici i vaccini secondo quanto richiedono»
È arrivato il via libera dal governo per somministrare insieme il vaccino contro il Covid e quello antinfluenzale
È arrivato il via libera dal governo per somministrare insieme il vaccino contro il Covid e quello antinfluenzale
È arrivato il via libera dal governo per somministrare insieme il vaccino contro il Covid e quello antinfluenzale
È arrivato il via libera dal governo per somministrare insieme il vaccino contro il Covid e quello antinfluenzale

Chi già fa la vaccinazione contro l'influenza stagionale e non ha ancora fatto il vaccino anti Covid, oppure appartiene alle categorie per le quali è consigliata la terza dose, potrà ricevere in concomitanza entrambi i sieri. Lo stabilisce una circolare del ministero della Salute, datata venerdì 2 ottobre, a cui le singole Regioni dovranno dare un riscontro operativo.


Come funzionerà, lo spiega Viviana Coffele, responsabile del Sisp, Servizio igiene e sanità pubblica, dell'Ulss 9. «Nella stessa seduta, sulle due diverse braccia, potranno essere inoculati entrambi i vaccini», chiarisce. Sì, ma a chi? «Innanzitutto agli ospiti e gli operatori delle case di riposo e a tutti coloro che abbiano compiuto 80 anni d'età, in altre parole soggetti fragili per i quali è raccomandata la profilassi antinfluenzale e che possono essere eleggibili anche per terza dose di anti Covid, se hanno completato il ciclo vaccinale da almeno sei mesi. Nella Ulss 9 siamo partiti proprio da loro con le somministrazioni della terza dose e siamo in attesa che la Regione ci fornisca delle indicazioni applicative rispetto alla circolare ministeriale».
All'indomani del via libera, i medici di famiglia si dicono pronti a partire con le co-immunizzazioni. Le consegne degli antinfluenzali, però, non sono ancora cominciate e i camici bianchi rilevano come la situazione possa pesare sulla capacità di programmare le vaccinazioni.


«Sappiamo che il Veneto ha acquistato 1,6 milioni di dosi, circa 300mila in più dell'anno scorso, ma non abbiamo ancora indicazioni chiare sulla distribuzione ai medici di base. Siamo in ritardo rispetto a un anno fa, quando già sapevamo quanti vaccini avremmo avuto a disposizione a testa e come ce li avrebbero forniti», afferma Guglielmo Frapporti, segretario provinciale Fimmg, Federazione italiana medici di medicina generale.
Nel suo tono c'è amarezza, poiché per i medici di famiglia la vaccinazione è un compito tra i più importanti. «L'autunno scorso», dice il segretario provinciale, «i medici di base veronesi hanno vaccinato 180mila aventi diritto in 40 giorni, somministrando il 92 per cento delle dosi di antinfluenzale dell'intera Ulss 9. Un risultato eccezionale, anche considerato che ci trovavamo in piena emergenza Covid. Con la pandemia qualcosa è cambiato, tutta l'attenzione si è concentrata sui grandi hub vaccinali ed è stata lasciata da parte la medicina del territorio, tanto che nel veronese solo il 4,3 per cento della popolazione è stata vaccinata dai medici di medicina generale (ma non tutti avevano dato la disponibilità, nda) a fronte di una media regionale che è comunque bassa, ma si attesta al 6,3 per cento». Il segretario della Fimmg punta il dito contro il modello organizzativo scelto dall'azienda sanitaria scaligera («da giugno chiediamo che venga fatto un accordo preciso su quando e come avremo i vaccini, sia anti Covid che antinfluenzali»), ma l'ente stesso non ha ancora ricevuto dal Dipartimento di prevenzione del Veneto la data di avvio né le indicazioni operative della campagna vaccinale antinfluenzale.


«L'intenzione è di partire in contemporanea in tutte le Ulss, sicuramente tra la fine di ottobre e l'inizio di novembre, con modalità sovrapponibili a quelle di sempre, compreso il coinvolgimento di tutti i medici di base», evidenzia Viviana Coffele. «Stiamo lavorando per mettere i medici nelle condizioni di avere le dosi secondo quanto loro chiedono», ossia, specifica Frapporti, che i vaccini vengano distribuiti ai medici di base nelle rispettive sedi vaccinali, attraverso dei corrieri.
«In Valpolicella», conclude ancora Frapporti, «è pronto un centro vaccinale con 42 medici, un capannone attrezzato con frigoriferi adeguati e sei postazioni. Ha funzionato per tre settimane, prima che la fornitura di vaccini anti Covid ai medici di base si stoppasse. Per la campagna di co-immunizzazioni potrebbe coprire un bacino di 50mila utenti provenienti da dieci Comuni».

Laura Perina

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