Quando il Genio Civile stoppa il Genio Comunale

La Posta della Olga
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L'inattesa chiusura della spiaggetta di Porta Fura, a pochi giorni dall'inaugurazione - scrive la Olga - rischia di rovinare l'estate a quanti, come me e il mio Gino, avevano rinunciato al mare per una tintarella atesina a ridosso delle antiche piére e per romantiche e un po' ruspanti serate di bavesèle tonificanti a gustare chitarre dal vivo, con un bicér in man, in un luogo che solo pochi giorni prima era morto. Avevamo fatto i nostri conti, io e il mio Gino: col virus ancora rampegante, il mare, con tutta quella gente appiccicosa che imbùga le spiagge e ti àrfia addosso, non era sicuro e, per di più, costava. Cosa c'era di meglio allora di Porta Fura che, oltre a essere gratis, ci ricordava le sognanti spiaggette parigine lungo la Senna che non abbiamo mai visto? Gli stessi conti li aveva fatti el ragionier Dolimàn che aveva rinunciato alla vacanza all'Atollo di Moruri dove ha un tucùl ammobiliato con annessa palma cocotera. Anche il Comune aveva fatto i conti ma senza l'oste, cioè lo Stato, inaugurando la beach senza i necessari permessi. In pratica, il luogo che era stato un'antica dogana avrebbe dovuto essere sdoganato prima di concederne l'uso allo Studioventisette, la società che vi ha impiantato le casette dei baretti. Una disdicevole ma trascurabile desmentegànsa da parte del Comune il quale, per bocca dell'assessora Toffali, sostiene giustamente che può succedere che manchino uno o più timbri. E ora che il Genio Comunale è stato stoppato dal Genio Civile, dovremo ripensare la nostra estate e magari prenotare alla Pensione Oleandro di Rosolina Mare. Non sono però d'accordo con i soliti avvoltoi che imputano al Comune di non imbroccarne una, tanto più che, come si deduce dalle ottimistiche parole dell'assessora, Porta Fura Beach riaprirà in tempo per le castagnate di novembre tra le seducenti brume che salgono dall'Àdese. Resta il fatto che, pur eludendo in buonafede i timbri, il Comune ci ha regalato un sogno: Porta Fura non sarà più chiamata Porta Pisso dall'odore di orina che vi ristagnava e che ancora si sente nei rèfoli capricciosi che spirano tra i muri di settecento anni di Storia, odore di umanità vagabonda che tornerà prepotentemente col nuovo buio demaniale.

Silvino Gonzato

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