Ma i nostri ottantenni non hanno il computer

La Posta della Olga
La Posta della Olga

Si fa presto - scrive la Olga - a dire «Prenotati onlàin». Solamente un anziano su quattro (il 25 per cento) possiede un computer o uno smartphone e dopo gli ottant'anni la percentuale è quasi pari allo zero. Secondo le nuove disposizioni regionali, per prenotare il vaccino i nostri vecchi devono chiedere aiuto ai figli e ai nipoti, sempre che ci siano e siano disponibili, o in farmacia se hanno le gambe buone. Qui si fa tutto come se fossimo un popolo che mastica informatica a piene ganasce mentre invece le statistiche ci sprofondano all'ultimo posto in Europa come fruitori delle tecnologie digitali. Non solo prenotare i vaccini, che adesso è la cosa più importante, ma tutto si deve fare onlàin, col risultato che un terzo degli italiani è tagliato fuori mentre la media europea di chi sa smanettare è quasi del 50 per cento. Siamo la popolazione più vecchia del continente ma le teste da pero che a ogni livello ci governano ci trattano come se fossimo tutti dei pischelli. La mia amica Cesira per prenotare il vaccino alla Fiera di Verona, che poi non ha fatto perché erano finite le dosi, ha dovuto chiedere aiuto alla nipotina di dieci anni. Nella nostra città ventimila anziani non autosufficienti non sono ancora stati vaccinati e chissà quanti di questi non hanno potuto farlo perché non possiedono un computer e il collegamento a Internet (che costa). Magari si attaccano al telefono (hanno solo il telefono e il citofono), compongono il numero verde della Regione e, o non gli rispondono o gli rispondono che non ci sono più fiale o che devono andare a farsi la punturina a Legnago che non possono ovviamente raggiungere se non c'è nessuno che li accompagna. Hanno ricevuto il vaccino trentenni e quarantenni ma i vecchi, che se si prendono il virus possono morire, sono stati lasciati per ultimi. Come ha detto il dottor Frapporti, segretario provinciale della Federazione medici di medicina generale in un'intervista a questo giornale, le autorità sanitarie si sono preoccupate di «fare i grandi numeri», sono insomma state prese dall'ansia di vaccinare a più non posso per dimostrare che la macchina funziona, per gonfiare le statistiche, lasciando fuori chi ne aveva bisogno. È una partita confusa quella che si sta giocando. In un'emergenza sanitaria come questa ci sta che qualcosa non funzioni, ma almeno un po' di razionalità ci vuole.

Silvino Gonzato