La posta della Olga

Ma come faremo senza lui showman in tv?

La Posta della Olga
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È come quando tolgono l'acqua o la corrente - scrive la Olga - Mi sento perduta, so che prima o dopo le ridaranno ma intanto ne avverto tremendamente la mancanza e mi prende il panico. L'acqua e la corrente sono la normalità. Se vengono a mancare, se aprendo il rubinetto si sente solo un cupo gorgoglìo, quasi un rumore di rutto sommesso, e se premendo un interruttore la lampadina non si accende e constati che non è colpa della lampadina ma di un bleckàut, ti assale quasi una crisi esistenziale. So che mi crederete se vi dico che lo stesso smarrimento l'ho provato ieri, il primo giorno senza Zaia in televisione. Dopo 238 puntate, el governadór ha salutato tutti e si è preso una pausa che non si sa quanto durerà. Mi manca già come mi mancò a suo tempo Gèi Ar di Dallas, col so capelón da caubòi. Non era una conferenza stampa (o lo era solo in parte) quella di Zaia, ma uno show, uno spettacolo di cabarè, una pochade, una telenovela e tutte queste cose insieme hanno dato vita a un genere unico e inimitabile. I ovi, i pulzìni che nascevano in diretta, l'asta pasquale par l'ovo gigante, le battute in dialetto trevisàn, gli auguri a una nonna, la signora Ottavia, che compiva gli anni, le risposte argute date alle domande deficienti di alcuni giornalisti: chi scorderà mai tutto questo? Io no. E il suo «Ragionateci sopra» che è diventato più celebre di «Dopotutto, domani è un altro giorno» con cui finisce “Via col vento“? E i suoi aforismi vernacolari («Prima de parlàr tasi») usati in maniera polemica contro «quei de Roma»? E quel giorno che mentre sciorinava i numeri dei contagi, si fermò, annusò l'aria, e proruppe in un lirico: «Sentìo anca voialtri odór de brodo?». Non mi sono persa una puntata e quando, impegnato altrove, el governadór si faceva sostituire dalla Lanzarin, l'assessore alla Sanità, mi prendeva una fitta di delusione e la mia giornata ne avrebbe risentito. Cascasse il mondo, a mezzogiorno e mezzo in punto ero davanti al televisore. «Gino, gh'è Zaia» dicevo a mio marito che brontolava perché «da quando gh'è Zaia se magna sempre tardi». E io alzavo le spalle: «Se te sì geloso te gh'è resón a èssarlo parché mi lo amo».•.

Silvino Gonzato

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