Troppe prediche e da troppi pulpiti

La Posta della Olga
La Posta della Olga

Quante cose si dicono e si fanno a proposito - scrive la Olga - in questo tormentato e isterico periodo in cui il contagio è tornato a dilagare impipandosene di quello che si dice e che si fa. Da quanti pulpiti viene la predica! Una volta dal pulpito parlavano solo i parroci: quando, intrapetàndose nella tònega, vi saliva il mio, don Giacomo, bisognava andare in chiesa con l'ombrello perché, mancandogli in parte il Mose dei denti, sputacchiava a raggiera, ma oggi tutti vogliono dire la loro, tanto che se ci fossero tante terapie intensive quanti sono i pulpiti spuntati da otto mesi a questa parte, non ci sarebbe bisogno di un nuovo lockdàun. E dall'alto di questi pulpiti è tutto uno sdottoreggiare, un sermoneggiare, un profetizzare, un cagàr sentenze. Un pollaio di soli galli che si sbugiardano tra di loro, ci dice cosa dobbiamo fare (lo sappiamo già) e cosa non dobbiamo fare (sappiamo anche questo) e, come se non fossimo abbastanza spaventati, pare ci prendano gusto a terrorizzarci ancora di più. Passato il virus, spariranno anche loro, nessuno farà collezione delle loro figurine, ma intanto si godono la ribalta dando sfogo alla loro smania di protagonismo. Il mio Gino mi fa osservare che sono spariti i maghi perché il loro posto è stato preso dai cosiddetti scienziati. È vero ed è un peccato perché magari sarebbe stato più scientifico un Divino Otelma che molti dei virologi, o presunti tali, che strologano di questi tempi. Tanto per tirarci su di corda, ci volevano anche gli scontri di piazza, con devastazioni e fumogeni. Alle legittime proteste degli esercenti si sovrappongono le ribalderie di orde di balordi che hanno il solo scopo di fracassare e di fare casino. La Elide mi dice che suo marito, el Remigio, è tornato da piazza Erbe con un òcio nero. «Cosa gh'è sucèsso al to òmo?» le chiedo. «El caminàa par i fati sói, fis-ciàndo la Traviata come el so solito , - mi spiega - quando el s'à trovà in mèzo a 'na maràia che la butàa par aria le caréghe dei bar». Ecco, mi sono detta, se non si può più uscire di casa perché da un momento all'altro ti arriva una caréga in un òcio, il lockdàun di fatto esiste già. Il mio Gino dice che la Traviata porta sfiga e che, comunque, i vicoli sono ancora sicuri. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Silvino Gonzato