Se un salvavita
costa come una
porta blindata

La Posta della Olga
La Posta della Olga

Incauta la signora - scrive la Olga - che, attraverso Internet, sabato scorso ha chiamato il “Pronto intervento elettricista“ per un guasto all'impianto elettrico. Incauta perché per la sostituzione di un pezzo del salvavita - venti minuti di lavoro, come lei stessa denuncia in una lettera al nostro giornale - le sono stati chiesti 500 euro, e doveva immaginarselo visto che sul web ci sono più ladri che nel paese di una fiaba di Calvino. Ma cosa poteva fare se il marito cardiopatico aveva bisogno della bombola di ossigeno che funziona con la spina elettrica? La povera signora aveva telefonato ad alcuni elettricisti ma si sa che di sabato e di domenica ti rispondono tutti picche. In preda al panico, è andata allora su Internet e si è imbattuta in un sito che a tutte le ore di ogni giorno della settimana ti manda a casa un elettricista o un idraulico o un fabbro o un caldaista o tutti questi insieme, compreso forse anche un maniscalco. Se fosse stata più attenta, ma in certi momenti l'agitazione ha il sopravvento sulla lucidità, avrebbe letto sul sito che il call center cui si è rivolta «non è responsabile di eventuali controversie tra il cliente e l'artigiano». Il servizio garantiva insomma solo la professionalità e la tempestività dei tecnici, non l'onestà. La controversia inevitabilmente c'è stata: ma come! È mai possibile che un pezzo di salvavita costi quasi come l'istallazione di una porta blindata? La signora ha così realizzato di aver preso una bella fregatura. È vero che è riuscita a farsi fare uno sconto di 100 euro, ma alla richiesta di come mai sulla ricevuta, su carta da formàio, non ci fosse l'intestazione, l'elettricista che, tra l'altro, ha firmato con uno scarabìsso illeggibile, ha risposto che non serviva perché la ditta da cui dipendeva ha sede in Inghilterra. To’, ciàpa: non c'erano più dubbi su che razza di imbroglione le fosse stato spedito in casa. Approfittarsi delle gente in difficoltà è la cosa più schifosa che ci possa essere. Adesso la signora ha nelle mani una ricevuta che non serve a niente e un biglietto col numero di targa (per fortuna l'ha preso e non è di una targa british) dell'auto del lestofante che potrebbe servire a molto se qualcuno, come sarebbe opportuno, volesse andare in fondo a questa vicenda. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Silvino Gonzato