LA POSTADELLA OLGA

I lamenti di Zanotto
e i calséti del Gino

La Posta della Olga
La Posta della Olga

L'assessore alla Viabilità nonché vicesindaco, Zanotto - scrive la Olga - si lamenta che il traffico sia tornato ai livelli del pre-coronavirus nonostante bar, ristoranti e parecchi negozi siano ancora chiusi. E pensa di sfoltirlo grazie al suo piano per la Mobilità di Emergenza. «'Sa sarésselo 'sto piano?» mi chiede il mio Gino che, tutto eccitato per la prossima riapertura del bareto, non pensa ad altro. Gli rispondo che Zanotto vuole convertire gli automobilisti all'uso del monopattino. «E come faràlo?». Gli dico che non lo so ma che penso che ci saranno delle resistenze perché l'automobilista è ottuso, ha scarsa sensibilità per un mezzo alternativo, ama la macchina come se stesso ma soprattutto, visto che l'ha comprata e che ci paga bollo e assicurazione, non ha alcuna intenzione di lasciarla in garage. «El organizarà dei corsi de rieducassión dove el spiegarà che el monopatino l'è meio de l'auto» mi dice il mio Gino suggerendomi l'idea che forse Zanotto si sarebbe aspettato che, dopo la lunga quarantena, le strade si sarebbero riempite di silenziosi monopattini anziché di rombanti motori e che avrebbe condiviso il sogno con l'assessorina alla Quiete, la Pippi Calzelunghe. D'altra parte i pissicologi non hanno detto che il virus ci avrebbe cambiati e che non saremmo più stati quelli di prima? Vedendo tutte quelle auto, Zanotto si sarà chiesto dove andassero, visto che c'è lo smart working, che l'Adigeo è chiuso e che anche l'Osteria al Maneghéto e la Trattoria al Ropetón hanno i cadenàssi governativi. Che gli automobilisti andassero tutti a trovare i parenti o a fare attività motoria in riva all'Àdese, come consente la Fase 2? Contrariamente a Zanotto, a me si apre il cuore a rivedere finalmente le strade, per molto tempo deserte, rianimarsi. Guardo dalla finestra i famigerati flussi e riflussi di auto che hanno sbigottito l'assessór e penso che, dopo tante sofferenze e tanti morti, forse l'incubo è finito. Sento strepitare i clacson. E dico al mio Gino che forse da qualche parte il traffico el s'à imbugà. «S'àlo imbugà? Meno mal che se imbùga el trafico invese dei ospedài - mi risponde - ma dov'èto messo i me calséti?». «Iè fora che i se suga. Quando verzarà i negòssi de calséti te te ne cromprarè un altro par».