Fioriere andine
e savate smart

La Posta della Olga
La Posta della Olga

Silvino Gonzato Si chiama Arslab - scrive la Olga - ed è, come si legge su un cartello all’interno dell'Arsenale in cui ha sede, l’agenzia urbana sperimentale per l'immaginazione civica. L’immaginazione, come dice il mio dizionario, è «l’astratta riproduzione di dati sperimentali o fantastici». A immaginare quale sarà la città del futuro sono chiamati soprattutto i cittadini di cui - leggo in una scheda esplicativa - sono benvenuti i “saperi“ che, prima di trovare sfogo, dovranno però ottenere il sigillo dell'amministrazione comunale. Il frutto di uno di questi “saperi“ è sotto gli occhi di tutti: quattro antiche fioriere in cemento, forse presenti nei giardini dell’Arsenale fin dai tempi di Cecco Beppe, sono state dipinte con sgargianti colori andini. «Órco - ho detto all'amica Elide che era con me - che ghe sia un gemelàgio col Perù e mi no ghe ne so gnente?». «I me par colori messicani - mi ha risposto dopo averci pensato su un fiatìn - parché Montezuma el g'avéa 'na gravata istessa, rossa a righe celesti». Allora ho chiesto lumi a una bulelòta, che usciva da una stanza dell'Arslab adibita a laboratorio dei “saperi“ con un sècio de colór che el ghe ciondolava da una man e un penèl drito ne l'altra, se Verona fosse gemellata con Montezuma e mi ha risposto senza fermarsi che non lo sapeva e che bisognava rivolgersi all’assessorina Pippi Calzelunghe. «Lassémola andàr 'sta butelòta che la va de prèssia - mi ha detto la Elide - parché la deve darghe sfogo a l'imaginassión civica piturando qualcos’altro». Chissà perché ho collegato le fioriere Montezuma con la presentazione, fatta dal sindaco, del dossier di progetti, al momento coperti da rigoroso riserbo, per la candidatura della città a capitale italiana della cultura 2022. Forse perché l'immaginazione civica potrebbe avere un ruolo determinante. Forse perché il sindaco ha parlato di «imprenditorialità creativa per una Verona smart» e io vi ho associato le fioriere andine e la butelòta col sécio e el penèl. Oggi l’aggettivo “smart“ lo si usa per tutto anche per le cose più stupide. «Che bèle savàte, iè proprio smart» mi ha detto la Gelmina mentre portavo giù le sgaùie ai cassonetti smart e avevo lo smartphone che squillava in scarsèla.

Silvino Gonzato