E la cartolina
coi cipressi
diventerà un reperto

La Posta della Olga
La Posta della Olga

Tra le mie cartoline di Verona - scrive la Olga - ne ho una di Castel San Pietro con la corona di cipressi che, con il loro saio nero come certi frati incappucciati, nascondono la brutta caserma austriaca cucià sul colle come 'na ciòca straca. Il collezionista Telarìna mi raccomanda di tenermela stretta perché, come dice, dopo il taglio dei cipressi, diventerà un reperto prezioso da tenere in un calto co' la nafatalina come la cartolina della Bra dei tempi del pòro Torototèla. «Ma, el me dìga, Telarìna - gli chiedo preoccupata - le tàieli tuti?». «Intanto i ghe n'à taià tredése ma a altri iè drio a fàrghe la cérega» mi risponde. «Come! La cérega come ai preti de 'na òlta?». «Non propio - I ghe tàia la pónta, da coni i diventa tronchi de cono. Par che in origine, milioni de ani fa, i cipressi no i gavésse la pónta e che ghe se sentàsse insìma le vache che adesso, par l'involussiòn de la specie, le s'à spicolìo ma alora iéra alte come un palàsso de sinque piani». Ufficialmente i cipressi di Castel San Pietro vengono tagliati e capitozzati perché l'uragano di fine agosto li avrebbe resi instabili ma, come ha sentito dire il mio Gino, dietro ci sarebbero delle "rettologie". In pratica i "rettologi" sosterrebbero che la spennatura dell'oco, cioè del colle, farebbe parte di un piano che, per interessi che ignoro, sfigurerebbe il paesaggio della città, ma io alle "rettologie" non ci ho mai creduto e non comincerò a crederci proprio adesso che son vécia. Però quando sento che un albero viene abbattuto o ghigliottinato perché gli esperti dell'Amia hanno deciso che è malato o pericolante me vién le bróse. Il botanico del bareto, Foiamòrta, continua a ripetere che - a parte l'uragano - potare a capitozza un albero vuol dire condannarlo a morte. Magari el Foiamòrta el sarà un mona come ce ne sono tanti, nelle istituzioni e fuori, ma a questo punto non si sa più a quale mona credere. Comunque prepariamoci a vedere il colle che ci è così caro, grazie anche ai frati-cipressi, pelà come el cul de un simiòto. Non sarà un bel vedere nè un bel sedere. Ma de spegassi ne abbiamo visti tanti e tanti ne vedremo. •

Silvino Gonzato