E grazie alle sgaùie
si riassapora la libertà

La Posta della Olga
La Posta della Olga

 Il momento più sospirato della giornata - scrive la Olga - è quello in cui scendo per portare le sgaùie al cassonetto. Oggi c'è un bel sole primaverile anche se l'aria la béca ancora, mi coccolo il mio sacchetto, lo dondolo, lo guardo e lo riguardo con gratitudine perché è a lui che devo i pochi istanti di libertà concessi dal decreto, cammino con studiata lentezza, mi guardo attorno, alzo lo sguardo verso finestre e balconi. Su uno di questi vedo la Nora che stende i nissói. «Stèto ben?» mi grida. «No gh'è mal» le rispondo alzando amorevolmente il sacchetto come a dirle che è lui l'unico cavaliere con cui mi è consentito di accompagnarmi. «E el to Gino?». «No gh'è mal anca lu, anca se l'è come un orso in gàbia». Passa un'auto. La guardo come se fosse la prima che vedo in vita mia e la seguo fino a che non svolta in fondo alla strada. Nell'aiola vicino al cassonetto ci sono le margheritine con i petali appena orlati di rosso all'estremità: sfioriranno prima che, passato il contagio, avremo il tempo di soffermarci ad ammirarle. La natura va avanti e se ne infischia del virus, non ci aspetta. Sollevo il coperchio del cassonetto e vi lascio cadere malvolentieri il sacchetto che in altri tempi gettavo con un gesto rapido di liberazione. Per uscire con lui mi sono messa il rossetto e i migliori orecchini di plastica che mi abbia mai regalato il mio Gino». «Mi ero messa in ghingheri, insomma, come se dovessi andare al ballo del Dopolavoro. Era l'unica occasione per uscire di casa». «Domani toccherà al mio Gino scendere con le sgaùie. Ci alterniamo democraticamente mentre so che in alcune famiglie del mio condominio si litiga per i turni: «Tóca a mi». «No, staòlta tóca a mi». E si sentono urla su urla. Ben collaudate coppie naufragheranno per questioni di precedenze sulle sgàuie. Ieri è stato il compleanno della mia amica Ernesta. Lo ha festeggiato da sola. «No l'è che me despiàsa» mi aveva detto al telefono e mi era sembrata sincera. Questi tempi ci costringono a fare di necessità virtù. L'Ernesta si è fatta una torta di pómi, ha soffiato sulle candeline, ne ha mangiato una fetta, poi ha indossato l'abito lungo e ha ballato da sola il Tango delle Capinere. Con l'abito lungo è poi scesa a portare le sgaùie. •

Silvino Gonzato