Il rapper, i rigori e l'urlo... La sofferenza, poi la gioia

La Posta della Olga
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Tutto ci divide, noi italiani - scrive la Olga - tranne le sporadiche glorie della nazionale di calcio. Solo in queste occasioni ci sentiamo tutti fratelli, fratelli d'Italia con l'elmo di Scipio sulle ventitré e i mutandoni di Garibaldi o di Anita e ci stringiamo a coorte, salvo non essere pronti alla morte (tiè!), al massimo a un mal di testa come quello che ci ha provocato martedì sera la tribolatissima semifinale con la Spagna. Ieri ho cercato inutilmente sui giornali la notizia di un’indagine ada parte di qualche scienziato, secondo cui l'aver battuto gli spagnoli avrebbe determinato un calo improvviso dei contagi da Coronavirus. Forse è presto, mi sono detta, queste cose richiedono tempo, ma ricordo quanto mi aveva detto una volta il mio medico, el dotór Bugànsa, e cioè che il buonumore rafforza gli anticorpi. Al bareto, sul cui schermo gigante il mio Gino e io abbiamo visto la partita, il rapper Jack Metano ha cantato l'Inno di Mameli con parole sue, quali «strafatto» (lo era), «yap-yap, yackety-yack», «faccio la popò nello zaino». Da vomito. Il titolare, l’Oreste, lo aveva ingaggiato per attirare i giovani, impresa che non gli è riuscita. Una serata di sofferenza. L’ambulanza ha portato via el Tegolina già a metà del primo tempo. Poi, però, al gol di quel buteléto che ha un nome pio, a Ociodevéro è esploso il polimero protesico, colpa dello spostamento d'aria provocato dall’urlo animale degli avventori. Ero preoccupata perché i pochi che portavano la mascherina l'hanno sputata con gran vigore. «Andémo a casa?» ho chiesto al mio Gino all'1 a 1 finale. «No gh’è i rigori» mi ha risposto. Tira uno e tira l'altro e poi il boato e gli insulti gratuiti e intollerabili agli spagnoli, all'Andalusia, alla Catalogna, a Iglesias. «Vegnìo a far el carosèlo in centro?» ci ha chiesto el Toni Cóa. Il mio Gino ci è andato ma io mi sono diretta a casa. Il condominio era una sarabanda. «Tièn le mane a posto» ho gridato al vècio Romolo che tentava di approfittare della confusione. Anch'io ero felice, sentivo che gli anticorpi si rinvigorivano. Unica nota stonata il Jack Metano.

Silvino Gonzato

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